Max batte Mou in campo e fuori. Grazie Robert!
Che personaggio Massimiliano Allegri. Si presenta in sala stampa dopo Cagliari-Inter e delizia la giornalistica platea, mentre un ombroso Josè Mourinho ingoia amaramente l'insipido boccone della quarta sconfitta in campionato, non sottraendosi ai microfoni ma rispondendo con un certo fastidio al fuoco incrociato di domande sul suo futuro.
Allegri dal canto suo è di buonumore. E batte Mou anche sul piano dialettico. Attacca così: "Sapevo che il giro di campo sarebbe potuto essere strumentalizzato in qualche modo, collegandolo al mio futuro. Avrei preferito ingoiare un ombrello aperto (testuale, ndr), ma la società giustamente ha premuto affinchè facessimo questa passerella finale davanti ai nostri tifosi, che andavano rispettati e ringraziati per il grande supporto che ci hanno dato in questa stagione straordinaria. Con Cellino ho avuto solo uno scontro di sguardi". Scontro? Si corregge subito, Allegri: "Un incrocio di sguardi, cioè. Il presidente lo incontrerò a giorni: la discussione col presidente verterà non sulla mia situazione o sul mio futuro, ma sulle strategie da attuare in fase di calciomercato in vista del prossimo campionato. Con lui parlerò in maniera chiarissima: lo facevo quando ero un suo giocatore, ci mancherebbe che non lo facessi ora". E, citando il collega interista, risponde così a chi gli chiede di esprimere una percentuale sulla sua riconferma sulla panchina rossoblù: "Al novantanove virgola nove nove nove nove nove nove...A Cagliari non sto bene, di più. Sono rimasto in sella dopo quelle cinque sconfitte, lì fu decisivo il presidente a rasserenare tutto l'ambiente confermandomi la massima fiducia. Acquafresca? Stamattina gli ho parlato, quasi da padre, anche se non sono così vecchio...Sta vivendo un momento difficile, con la stampa che lo sballotta a suon di indiscrezioni da una squadra all'altra: dall'Inter al Genoa, dal Parma al Napoli: se va avanti così tra una settimana ce lo mandano in Tunisia... ".
In due partite Allegri ha letteralmente distrutto Mourinho. Un pareggio a San Siro che è stata vittoria sul piano del gioco. E un'affermazione netta in casa, ben maggiore rispetto al risultato finale. Moduli speculari, il Cagliari ha dato un'autentica lezione di calcio a un'Inter troppo vincolata alla vena dei suoi campioni. Cossu ha giganteggiato, Jeda ha mandato in tilt i difensori nerazzurri, Acquafresca ha segnato da rapinatore d'area, Conti e Fini hanno diretto le operazioni a centrocampo con la consueta maestria. Prestazione maiuscola, insomma. C'è da sperare, per le future sorti rossoblù, che il presidente del Milan Berlusconi abbia già preso le proprie decisioni sul destino della panchina rossonera. A Cagliari c'è finalmente la possibilità di parlare concretamente di progetto ad ampio raggio. Puntando su Allegri, ovviamente.
Chiosa finale doverosa per Robert Acquafresca. "A Cagliari sto benissimo, ho acquistato casa qui e non escluderei di poter rimanere, dipendesse da me". Ammette le proprie ambizioni, confessa di non sentirsi pronto per giocare nell'Inter e si mette in gioco ribadendo di non aver mai chiesto una maglia da titolare, ma soltanto la necessità di sentirsi parte integrante di un progetto di un certo tipo. Non sono parole vuote: a Cagliari ha segnato 24 gol in due stagioni, quest'anno Allegri lo ha impiegato spesso e quasi sempre sostituito, spedendolo senza troppi complimenti anche in panchina nel finale di stagione. Mai una polemica, mai un tono alto: un campione in tutto per tutto, a neanche 22 anni ha tutto per diventare un campionissimo. A fine partita ha ringraziato tifosi e società. Un gesto che personalmente ho apprezzato tantissimo, conoscendo i valori e l'onestà dell'uomo, sincero fino in fondo. E quindi, mi sento in dovere di contraccambiare. Grazie davvero, Robert.
