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La contemporaneità e un problema (culturale) tutto italiano
03.05.2012 13:00 di Fabio Frongia
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L'orario di Genoa-Cagliari modificato in 24 ore (a 48 dal fischio d'inizio). Serse Cosmi a chiedere che il Lecce giochi la gara con la Fiorentina in contemporanea con il Genoa e non in anticipo, come vorrebbe il calendario. Allegri e Conte all'unisono (e accontentati) affinché Cagliari-Juventus si giochi alle 20.45, come il derby di Milano. Sono solo tre dei tanti episodi "made in Italy" andati in scena negli ultimi giorni, per la saga - tutta nostrana - che è sempre pronta a farsi beffe di regole e calendari fissati per tempo, in nome degli interessi particolari che di volta in volta si presentano. Certo, gli scandali (a proposito, questo finale di campionato "pirotecnico" potrebbe presto divenire fumo di fronte a squalifiche, penalizzazioni e deferimenti) giustificano i sospetti alla base delle richieste di sorta, ma sarebbe bene chiedersi perché i cronici dibattiti vadano in scena solo da noi. "Ma il Cagliari se la giocherà?", "Quanto offriranno a tale presidente per farci vincere?", "La squadra x vince facile, gioca contro quelli che sono tranquilli!". Poche storie, virgolettati-tipo del calcio italiano, che deve ancora fare i conti con un problema di fondo mai risolto, e forse insolubile. Sì, perché in tutti i paesi d'Europa e del Mondo, salvo (non sempre!) l'ultima giornata, è possibile attuare lo "spezzatino" (che ai nostri presidenti piace molto quando si tratta di incassare i soldi della pay tv) anche quando i vari duelli di classifica sono al culmine. In Italia, invece, i calendari si fanno e disfano in un baleno, in barba al rispetto che si deve a tifosi col biglietto in mano e una trasferta organizzata e sognata per mesi. E dando, a chi guarda il camponato una volta più bello del mondo, il solito esempio di, approsimazione e disparità di trattamento. Troppo, per noi, pensare che tutti si giochino la partita fino in fondo, che avvengano sorprese e che tutto sia limpido. Facile, invece, stupirsi quando questo accade, e qualcuno compie il proprio dovere. Ma qual'è questo humus che genera sospetti, dietrologie e ombre attorno a ogni risultato o decisione? La cultura della sopraffazione, del fregare il prossimo e dell'accettare che tutto può essere in vendita. In questo contesto è facile avere il dilemma sul fatto se Cellino sia più amico di Marotta o Galliani, con i quali fà affari da anni. O se Preziosi pagherà per salvarsi, perché anni fa venne scoperto lo scandalo del Venezia prezzolato per lasciare strada al Grifone lanciato verso la Serie A. E che dire del Lecce, appena finito in prima pagina per la presunta combine con il Bari nell'ultimo derby dell'anno scorso? Domande, sospetti, spesso confortati dalla realtà e sicuramente tristi. Capaci di oscurare le (poche) notizie positive del campo e di far vacillare l'amore sconfinato - e per certi versi misteroso! - del popolo italico per uno sport che non manca mai di tradirlo, soprattutto nelle persone che lo gestiscono. A loro piacimento... Altre notizie - Altre Notizie
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