Diritti tv, l'Antitrust ammonisce: "Ripartizione sia basata sul merito e non su risultati storici"
Il tema dei diritti tv applicati al calcio è sempre bollente nella gattopardesca Italia, non solo pallonara, pronta a riporre nel cassetto ogni riforma che potrebbe migliorarne le sorti. Una svolta, forse, verrà dall'Antitrust, che ieri ha chiesto alla politica una revisione della legge Melandri, invocando una svolta "meritocratica" sulla ripartizione degli introiti derivanti dagli accordi con le televisioni.
"Occorre una ripartizione delle risorse basata sul merito sportivo, decisa da un soggetto terzo diverso dalla Lega Calcio", ha detto il presidente Pitruzzella nella sua requisitoria, invocando "meccanismi che eliminino il riferimento ai risultati storici, che partono dai risultati della stagione 1946-47" e, è bene ricordarlo, incidono per il 10% dei proventi.
La legge Melandri concede cifre maggiori sulla "torta" dei diritti televisivi a chi ha il bacino d'utenza maggiore, calcolato anche sulla base dell'audience televisiva. Una cosa che il Garante boccia seccamente: "Visto che il numero di spettatori cui può fare affidamento una società di calcio sfugge alla logica meritocratica, occorre inoltre individuare un soggetto terzo, diverso dalla Lega Calcio, che proceda alla ripartizione, garantendo maggior equità e imparzialità".
La sortita dell'Antitrust ha fatto rumore e messo all'erta la Lega Calcio, soprattutto i vertici delle grandi squadre, da sempre sulle barricate per difendere il loro "peso" in sede di ripartizione prendendo la competitività in Europa come ragione di una tutela per le big. "Nel pieno rispetto del pronunciamento dell'Authority - ha commentato il presidente Maurizio Beretta - mi sembra opportuno rilevare che la Lega ha operato nel pieno rispetto delle norme in vigore e ha deliberato con maggioranze super qualificate. Il tema del merito può essere affrontato in futuro dal legislatore, ma nel rispetto del contesto".
Gli ultimi sviluppi sono conseguenza di un ricorso presentato da Chievo e Palermo, che si sono appellati anche alla magistratura ordinaria per chiedere il risarcimento, sul quale deciderà il Tribunale di Milano (a giugno la prima udienza).
Ma cosa significa "soluzione meritocratica" e, se ha senso farlo, cosa ci si può aspettare dal futuro prossimo? In realtà non paiono esserci svolte sostanziali all'orizzonte, visto che il Garante ha scelto la via politica e non quella decisionista (censurare l'operato della Lega di A), in un contesto dove le battaglie tra fazioni (solitamente piccole e medio piccole contro i top club) sono ricorrenti e tendono a risolvere poco o nulla.
La sensazione è quella di altri lunghi mesi di immbolisimo. Intanto il comunicato della Lega ha precisato quattro punti sui quali non intende fare passi indietro. "Quanto evidenziato dall'Autorità Garante non censura in alcun modo l'aderenza delle delibere sin qui assunte dall'assemblea di Lega in materia di ripartizione delle risorse - si legge - Tutte le delibere assunte dall'assemblea di Lega sono state con maggioranze pari o superiori a quella, ultraqualificata, dei tre quarti delle società associate alla Lega prevista dallo stesso Decreto. Le segnalazioni inoltrate dall'Autorità Garante a Parlamento e Governo ricalcano sostanzialmente quelle già contenute nell'indagine conoscitiva 27 pubblicata dalla stessa Autorità il 21 Dicembre 2006, ovvero in data anteriore al varo. In nessun Paese del mondo la definizione dei criteri di ripartizione delle risorse televisive prodotte da società di capitali private, in alcuni casi addirittura quotate in Borsa, è rimessa a soggetti esterni alla Lega organizzatrice delle competizioni da cui originano i diritti audiovisivi e relativi proventi".
