Matteoli "re dei giovani": "Per emergere ci vuole testa. No al campionato riserve, lanciamo i ragazzi ai massimi livelli"

Matteoli "re dei giovani": "Per emergere ci vuole testa. No al campionato riserve, lanciamo i ragazzi ai massimi livelli"
Gianfranco Matteoli
martedì 21 maggio 2013, 15:16Primo piano
di Fabio Frongia

Fresco di riconoscimento per il lavoro svolto da anni nel settore giovanile del Cagliari, Gianfranco Matteoli esprime in un'intervista all'Unione Sarda la soddisfazione e la gratitudine verso società e giocatori stessi. "Non è un premio per me, ma il coronamento degli sforzi di tutti quanti operano nel Settore Giovanile del Cagliari", ha detto Matteoli, scendendo poi nello specifico.

Direi che il buon lavoro fatto non si è visto solo quest'anno. Abbiamo avuto la fortuna di far crescere tanti ragazzi che adesso sono in giro per l'Italia e hanno fatto un buon campionato. Dametto, Vigorito, Giorico, Gallon, Carta, Mannoni hanno dimostrato grande professionalità e la voglia di voler arrivare. Siamo contenti".

Società sarda e vivaio sardo, una scelta in controtendenza rispetto alle altre società italiane, che richiama ai fenomeni catalani o baschi. "E' un discorso che abbiamo avviato anni fa, d'accordo col presidente. Abbiamo portato avanti questo tipo di lavoro, pur essendo consapevoli delle difficoltà alle quali andavamo incontro. In tutti questi anni non abbiamo mai puntato al risultato immediato. Non teniamo i ragazzi per costruire una squadra Primavera forte. Cerchiamo di fare crescere il più possibile il singolo e quando ci accorgiamo di avere per le mani un giocatore interessante lo mandiamo in giro a farlo maturare in categorie dove si gioca per i 3 punti".

E' stato l'anno di Marco Sau, tornato in Sardegna maturato dopo la valanga di gol fatti con Foggia e Juve Stabia, e adesso anche Murru e Del Fabbro sono in rampa di lancia. "La storia di Marco è un messaggio per tutti i giovani che intraprendono questo mestiere. Noi cerchiamo di dare un contributo per farli diventare calciatori, ma più di tanto non possiamo fare: è la loro testa che può cambiargli la vita sportiva. Parlo per esperienza: prima di diventare un calciatore in Serie A sono passato per diverse squadre di Serie C, l'opportunità te la devi meritare sul campo. E' una molla che scatta. Di calciatori ce ne sono tanti, tu devi dimostrare di avere qualcosa in più degli altri. Non dimenticherei Pisano, che è arrivato anche grazie alla sua caparbietà. Murru è diventato un giocatore importante, non è da tutti fare il titolare in Serie A a quell'età. Del Fabro è stato impiegato meno, ma è più giovane, può fare tanta strada".

Il Cagliari è tra le società che avversano l'idea dell'istituzione del campionato riserve per fare maturare i giovani giocando ad alto livello. "Puntiamo molto sul Settore Giovanile  spiega Matteoli - Non abbiamo una rosa così ampia da essere competitiva. Preferiamo giocare sotto età con la Primavera e mandare i più promettenti a maturare altrove

"Facciamo un lavoro particolare - continua - dove dobbiamo apparire il meno possibile e rappresentare un esempio di umiltà e concretezza per il ragazzo. Se riusciamo in questo intento diamo un grande contributo alla crescita del giocatore. Logico che le prime squadre devono farli giocare: si parla tanto di Nazionali, ma negli altri campionati non hanno paura a lanciare un giovane anche se ha 17-18 anni. A quell'età di solito i ragazzi italiani giocano in Primavera, è difficile affrontare squadre composte da giovani più esperti e maturi".

Chiusura su Nicolò Barella, già nelle nazionali giovanili e adocchiato dalla Juventus durante questa stagione. "E' un giovane nel quale crediamo molto e ha giocato metà campionato Primavera, pur essendo un paio d'anni più giovane rispetto all'età media del campionato. Torniamo al discorso di prima: dipenderà da lui. E' la testa che deve fare la differenza".