Il Cagliari raccontato dalle giovani cariatidi della tv
Siamo alle solite, vince il Cagliari ma a sentire i telecronisti di Sky è stato fortunato, aiutato dall’arbitro, ha trovato l’avversario in giornata-no e chi più ne ha ne metta. Non c’è domenica che gli inviati della paytv riescano a raccontare almeno in maniera asettica le partite dei rossoblu. Vivono di retorica, giudizi scontati e a sentir loro i migliori della squadra andranno presto via, richiamati dalle sirene del mercato. Di Daniele Conti, ogni volta che tocca il pallone, viene sottolineato con puntualità elvetica che è il giocatore più falloso del campionato e a ogni cartellino giallo vanno a fare la conta delle ammonizioni. No, non è un discorso legato alla puntualità dell’informazione, ma è una questione di disinformazione. Domenica scorsa, match perso contro il Catania, Conti festeggiava la trecentesima partita fra i “prof”, così come puntualmente segnalato da tuttocagliari.net. L’hanno detto, per caso, il cronista di rito e il suo opinionista-spalla durante i novanta minuti della gara con gli etnei? Macché, manco a citarla di sguincio una citazione simile. Ma ci siamo abituati, al punto che ormai osserviamo le partite quasi col volume abbassato, che usiamo a malapena per ascoltare la folla che incita la squadra, o lo “stock” del pallone che sbatte sulla traversa dopo la punizione-bomba di – sì, proprio lui! – Conti. A ogni parata di Marchetti sentiamo dire che il prossimo anno giocherà col Milan, che si prenderà pure Astori e Canini. Di Lazzari, ogni volta che entra i campo o fa gol come oggi, viene ricordato che “una volta fece tre gol alla Juve”, storia trita e ritrita che avrà stancato pute lo stesso Andrea, visto che è l’unica cosa che si dice sul suo conto. “Maledetta tripletta alla Juve”, viene da mugugnare ogni volta che la palla s’avvicina a Lazzari, quelli di Sky prima o poi colpiranno.
Vallo a spiegare a certi inviati che si può anche evitare, una volta, di dire che prima di questo Nenè a Cagliari ce ne fu un altro. E vagli pure a spiegare che Cossu non è Zola. Ma è difficile far capire le cose a chi si sente il “verbo” del giornalismo (e dell’opinionismo, per quel che riguarda gli ex calciatori col microfono in mano) e viene spedito a Cagliari mentre magari vorrebbe fare la telecronaca della Juve, dell’Inter o del Milan. O del Napoli, come nel caso di due volti tv che tifano per il “ciuccio” campano e per poco ci lasciarono le penne quando il Cagliari (27 gennaio 2008) sorpassò la loro amata in un paio di minuti (finali) da infarto (per loro). Rimasero senza fiato, dopo che s’erano sbizzarriti nel decantare le magie del loro Hamsik. Con certa gente la ripetitività regna sovrana. Suazo era “devastante” nei suoi affonti (ma un termine diverso no? Quel “devastante” l’abbiamo sentito dire fino alla nausea), che Langella è “arrogutottu” adesso lo sanno pure a Kinshasa. Abbiamo taciuto sugli opinionisti. Pubblicità ulteriore non ne meritano, non facciamo nomi, ma abbiamo l’impressione che gli dia fastidio prendere l’aereo per sbarcare a Cagliari. A loro la Sardegna piace solo l’estate, quando cercano il mare pulito e le spiagge da urlo.
