Amarcord nell'Olimpico che non piace più ai laziali

Amarcord nell'Olimpico che non piace più ai lazialiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alessandro Pizzuti
mercoledì 28 ottobre 2009, 00:00Approfondimenti
di Massimiliano Morelli
Massimiliano Morelli cura per TuttoCagliari.net una rubrica esclusiva di spigolature in rossoblù. Classe 1963, Morelli è giornalista e scrittore. Ha al suo attivo una decina di pubblicazioni.

Herrera che segna su calcio di punizione un attimo prima del triplice fischio finale d’un Lazio-Cagliari che stava per regalare tre punti d’oro ai biancocelesti e una delusione da trasferta a chi aveva dominato quel giorno all’Olimpico, è uno dei ricordi più belli che porto dentro. Intenso quasi quanto l’1 a 4 dello scorso anno; simile a quello in cui segnò Gobbi, mascherato da Zorro per la frattura che aveva rimediato qualche giorno prima. Ricordate? Infilò la porta della Lazio e poi simulò il gesto della spada sguainata. Beh, difficile possano ricordare in molti quell’attimo, l’avesse fatto un Ronandinho o un Cannavaro, magari sarebbe diventato la sigla di qualche Domenica sportiva o Controcampo. Invece fu la simpatica esultanza d’un giocatore sottovalutato, dotato d’una intelligenza tattica straordinaria. E a malapena fu inquadrato dalle telecamere. A dir la verità Lazio-Cagliari mi fa tornare alla mente pure l’unico gesto degno di nota di Katergiannakis fra i pali: andò a soccorrere un piccione colpito da un fendente di Liverani e lo portò, tramortito, a bordo campo. Ma quella del portiere ellenico è tutta un’altra storia. Ecco, il Cagliari sbarca a Roma e assemblo nella mente gli amarcord più dolci mentre conto le ore che mancano all’ingresso sul terreno di gioco della “mia” squadra.

Sono schietto, per me – e per i romani che tifano Cagliari; e in mezzo c’è pure un tifoso di Arezzo, Fabio, che scenderà nella capitale per godere alla sola vista delle maglie - Lazio-Cagliari è un evento, una sorta di derby. Una sfida da dover giocare alla pari, pena il dover soccombere, poi, agli sfottò d’una città che si ricorda le tue passioni solo quando c’è da sbeffeggiare. Non si vince spesso, il campo è difficile. Però, quando si sbanca l’Olimpico (stadio che i laziali – a sentire Lotito – presto abbandoneranno), c’è una soddisfazione supplementare. Ricordo in maniera particolare un successo, datato 14 febbraio 1993. Il Cagliari andò sotto di un gol, alla fine vinse 2 a 1. Ed ero un ragazzino – prima volta allo stadio – quando Riva asfaltò la Lazio 4 a 2. Non vado oltre, altrimenti stavolta ci scappa la lacrima.