Zero alibi. «Anche se l'arbitro avesse visto il tocco di Santon e convalidato il gol di Matri oggi sarebbe stato davvero difficile portar via punti da San Siro contro questa Inter». Sconfitta senza attenuanti. E Max Allegri non si aggrappa nemmeno alle assenze che hanno – inevitabilmente – condizionato la formazione, e di conseguenza la prestazione. A Milano senza Marchetti, Cossu, Lopez e Pisano. «Ma chi ha giocato non ha affatto demeritato. Poi, oggettivamente, qualsiasi squadra avrebbe sofferto i nerazzurri».
La settimana d'oro si conclude nel peggiore dei modi. Pesante, pesantissimo il 3-0 finale. «Ma il risultato non mi preoccupa affatto, abbiamo cercato il gol sino all'ultimo minuto e nel complesso abbiamo disputato una gara discreta». Avvio di gara disastroso. «Forse siamo entrati in campo un po' troppo timorosi, in ogni caso l'Inter ha dato subito un'impronta alla gara. Anche se, paradossalmente, ha trovato il vantaggio con un contropiede».
Cagliari spavaldo, sin troppo evidentemente. L'allenatore livornese ha deciso di sostituire lo squalificato Cossu con Jeda, affiancando Nenè a Matri e lasciando comunque Lazzari a centrocampo, nel centrosinistra. In pratica quattro attaccanti in campo contemporaneamente. E pure un centrocampista offensivo (Dessena) nel ruolo di terzino destro. «Comunque il gioco si è sviluppato in modo abbastanza equilibrato», prova a minimizzare Allegri. «Al di là delle caratteristiche di ogni singolo calciatore, la squadra è stata compatta». Almeno dopo l'uno-due micidiale nerazzurro che ha stordito non poco la sua squadra. «Già partivamo con l'handicap visto che affrontavamo la capolista, e quindi la più forte del campionato». La domenica è iniziata male e finita peggio. «Perché se sul secondo gol un nostro difensore ha perso la marcatura, il primo, quello di Pandev è stato fortuito, quasi il colpo finale di un flipper».
Nella ripresa Allegri ha provato a rivoltare la squadra senza, però, snaturare l'assetto offensivo e, soprattutto, lasciando gli uomini chiave al proprio posto. Dopo quindici minuti fuori Biondini per Barone, che non giocava così tanto dalla prima gara di campionato a Livorno. «Biondini era diffidato», spiega poi Allegri, evidentemente rassegnato alla sconfitta e con il pensiero già alla prossima partita con il Bari dell'ex Ventura al Sant'Elia (scontro diretto in prospettiva Europa League). «Poi Nenè era abbastanza stanco». Per questo ha inserito Larrivey. Infine spazio al belga Nainggolan, esordiente nel Cagliari e in serie A. «Giusto per fargli fare un po' di minutaggio». Ma il ruolo che ha in testa per lui non è quello di trequartista, ha precisato Allegri. «Stavolta lo ha fatto perché la situazione era particolare».
Arrivederci Milano. «Ora abbiamo cinque partite decisive». E alla portata del Cagliari, pensa ma non dice il tecnico rossoblù. «Ci serviranno per raggiungere la salvezza». Poi corregge il tiro, evidentemente ora il termine salvezza suona strano anche a lui. «Ci potranno consentire di raggiungere questi benedetti quaranta punti. Così poi ci potremo divertire davvero». Un po' di autostima nel giorno della sconfitta, la più amara, interrompe una striscia positiva di sei partite e smorza – almeno in parte – le ambizioni europee del Cagliari.
Un 3-0 da capogiro per l'intera squadra, figurarsi per il portiere Agazzi, ingaggiato in chiusura di mercato per sostituire l'infortunato Marchetti e subito in trincea. «Ma la sua partita è stata buona, non ha responsabilità in nessuno dei gol», taglia corto Allegri, lo sguardo sofferto e una sconfitta senza rimpianti sulle spalle.
L'aveva detto, alla vigilia, Pierpaolo Bisoli: "Il mio Cagliari ha 65 minuti di autonomia a pieni giri. Stiamo lavorando per innalzare questo limite". E' uomo dai pochi fronzoli il tecnico di Porretta Terme e lo si capisce anche da queste piccole cose, che te...