Sino all’altro giorno la minaccia principale per la sua porta erano tali Bernacci, Noselli, Mastronunzio. Ieri, indossata la nuova maglia con il numero 25 sulle spalle, ha fatto da guardiano a gente come Milito, Eto’o e Pandev. Per Michael Agazzi, 26 anni da Ponte San Pietro, nel Bergamasco, la partita di San Siro è stata quella dell’esordio in serie A. Un battesimo difficile che più difficile non si può. «Ma le gambe non mi hanno tremato«, giura.
Dai bassifondi della serie B alla Scala del calcio: un viaggio fatto alla velocità del teletrasporto. Sino alla scorsa settimana difendeva la porta della Triestina, che naviga in acque difficili nella cadetteria. Poi l’ultimo giorno di mercato la chiamata del Cagliari, in emergenza per l’infortunio capitato a Federico Marchetti.
Una settimana di allenamenti agli ordini di mister Allegri e ieri il battesimo sul campo più difficile del campionato. Il quarto portiere utilizzato quest’anno dal Cagliari (dopo Marchetti, Lupatelli e Vigorito) si è presentato con una parata facile facile su Pandev dopo pochi minuti. «Intimidito dai campioni? Ma no - risponde -, uno magari ci pensa all’inizio, ma poi tra i pali mica stai a pensare se la palla tra i piedi ce l’ha questo o quel giocatore».
Poi però arriva l’incredibile progessione di Zanetti, che fa il vento ad Agostini: la palla dai piedi del capitano interista finisce su quelli di Eto’o, sbatte su quelli di Canini e poi incontra quelli di Pandev, che da quella posizione difficilmente sbaglia.
«L’avvio è stato difficile - racconta Michael Agazzi -. L’Inter ha a disposizione tanti grandi giocatori e il loro valore si è visto subito».
Neppure il tempo di accorgersi del primo gol preso in serie A, ed è già raddoppio: calcio d’angolo dalla sinistra, colpo di testa di Samuel (lasciato libero da Canini) e rete che si gonfia per la seconda volta. Neppure stavolta il portiere rossoblù sembra avere responsabilità. E poco dopo comunque fa una paratona d’istinto su Pandev. «Credo onestamente che avrei potuto fare ben poco in tutti e tre i gol nerazzurri - dice Agazzi -. In effetti è stato un inizio molto, molto difficile. Ci tenevo a bagnare il mio esordio con qualche punto, e anche i miei compagni erano decisi a portare via qualcosa da San Siro. Sono veramente dispiaciuto per questa sconfitta».
Fa niente se il gol di Matri avrebbe potuto riaprire la partita, così come il miracolo di Julio Cesar su Nenè ha salvato l’Inter da un gol già fatto. Il Cagliari però è sembrato meno tosto del solito. Poca personalità in fase di manovra, qualche amnesia di troppo e una serie di falle sul versante sinistro. Soprattutto nel primo tempo, Agostini e Lazzari hanno ballato la samba sulle accelerazioni di Maicon e Zanetti e quasi tutti i pericoli per la porta di Agazzi sono arrivati da quel fronte. «Bisogna guardare avanti - dice il portiere rossoblù -. Il Cagliari è una buonissima squadra e io sono onorato di avere ricevuto la chiamata del presidente Cellino. La sua intenzione era di portarmi in Sardegna a giugno, poi i tempi sono stati anticipati. Sono carico, non ho intenzione di deludere chi mi sta dando tanta fiducia».
L'aveva detto, alla vigilia, Pierpaolo Bisoli: "Il mio Cagliari ha 65 minuti di autonomia a pieni giri. Stiamo lavorando per innalzare questo limite". E' uomo dai pochi fronzoli il tecnico di Porretta Terme e lo si capisce anche da queste piccole cose, che te...