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Una sconfitta utile
08.02.2010 11:51 di Francesco Aresu
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Primo dato di fatto: il Cagliari ha perso. Secondo dato di fatto: l'avversario non era la Longobarda di Lino Banfi, ma l'Inter di Josè Mourinho, campione d'Italia in carica. Terzo dato di fatto: l'Inter ha meritato di vincere, perchè è ed è stata ieri più forte. Basti un dato per comprendere il tutto. Al 38' del secondo tempo, Mourinho ha tolto Milito per fare entrare Balotelli (uno che se imparasse ad essere un po' più umile sarebbe ben più forte di Ibrahimovic o Rooney, per fare due nomi a caso). Allegri, un minuto dopo, ha sostituito l'esausto Jeda con il promettente Nainggolan. Non è il caso di mettersi a fare paragoni, però anche questo è un dato di fatto. Come ha giustamente detto il buon Max, battere l'Inter non è impossibile, ma è molto difficile: il Cagliari ieri ha provato a giocarsela, ma ha trovato di fronte una squadra che, reputando i rossoblu una buona squadra, capace di metterla in difficoltà, ha deciso di partire a razzo, cercando – e riuscendoci - di ottenere subito qualcosa di concreto (leggasi 2-0 in venti minuti). Così si potrebbe comprendere l'andamento della gara. Contro il Siena, i nerazzurri hanno commesso l'errore di sottovalutare gli avversari, che fino a un paio di minuti dal termine, hanno rischiato di portare a casa l'intera posta. Stavolta Mourinho e la sua squadra hanno mangiato la foglia e, temendo il gioco del Cagliari, han deciso di “ammazzare” subito la partita, con un uno-due micidiale. D'altronde, l'aveva già anticipato su queste pagine Gigi Simoni: “L'Inter decide quando vuole chiudere la partita, le bastano due accelerazione delle punte per vincere”. Dopo tutto ciò, qual è la prospettiva positiva? Beh, la risposta è facile. Con pochissimi correttivi, ossia evitando certi errori banali (marcature più decise sui calci piazzati, maggiore attenzione in area di rigore), riproponendo la coraggiosa prestazione di ieri pomeriggio, con Bari e Parma si vince a mani basse. Perchè non sempre i guardalinee sono “sfortunati” e, soprattutto, non tutti hanno Julio Cesar in porta... Altre notizie - Primo Piano
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