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Strategie Juve, tra Benitez e Allegri
08.02.2010 18:04 di Niccolò Schirru   articolo letto 271 volte
Fonte: Corriere dello Sport
© foto di Federico De Luca

Zaccheroni è il presente, Benitez qualcosa di simile a un sogno, con tante ( troppe?) cose da far quadrare prima di poterlo realizzare. La Juven­tus riflette sul futuro e il nome che fi­nisce in pole per la panchina sembra essere quello di Massimiliano Allegri. Un obiettivo già accarezzato, un tecni­co seguito dalle prodezze compiute con il Cagliari sin dalla scorsa stagione.
La vicenda allenatore a Torino è apertissima: partendo da Zac, che ha un contratto fino al 30 giugno, e andan­do a leggere quel che potrà accadere dopo. E il dopo sembra dire Allegri. Perché Benitez piace pa­recchio, ma portarlo in Italia non sarà un giochet­to. E poi chi pensa ad Al­legri a Torino non lo fa pensando ad una alterna­tiva ma ad una scelta nuo­va, forte. Più forte della linea con cui si era arriva­ti a Giampaolo prima di scegliere Ferrara.
Questi due anni fatti a Cagliari parlano in favore del tecnico toscano, la Panchina d'Oro ne è il ri­conoscimento: così come all'allenatore del Cagliari vengono riconosciute qualità importanti nella gestione dello spogliatoio. E' chiaro che arrivare alla Juve significherebbe fare un salto di qualità anche in questo sen­so. Ma Allegri è pronto: bisognerà par­larne con Cellino, che già lo fermò quando stava per andare al Milan ma che forse ora potrebbe anche pensare di farlo volare. Il contratto attuale è fi­no al 2011, il rinnovo sembra pronto da un po' ma ancora la firma non c'è.

LA QUESTIONE RAFA - Benitez e la Juve sono venuti a contatto, è vero. Un con­tatto effettuato attraverso i legali del tecnico spagnolo. Come è normale che accada tra un grande tecnico e un gran­de club. Ma il contratto di Rafa a Liver­pool non è roba che si scioglie facil- mente. Non parliamo di tempi, ma di sostanza: parliamo di cinque milioni di euro l'anno fino al 2014. Più uno staff di tredici persone che lavorano per lui in prima squadra e altri sette inseriti nel settore giovanile. Una mano libera al­l'interno del club a 360 gradi: con le funzioni di ds e dt che convergono su di lui.
Soldi e condizioni che in Italia è im­possibile trovare. Per dirla meglio: quei soldi solo all'Inter, quelle condi­zioni da nessuna parte. Pur immagi­nando, anzi, dando per scontato, che Rafa saprebbe da solo di non poter tra­sferire uno staff così massiccio alla Ju­ve, resterebbero gli altri ostacoli su cui lavorare. E non solo: al di là delle condizioni diffici­li in cui navigano i Reds, per la dirigenza inglese non sarebbe facile conge­dare il tecnico senza ave­re la certezza che il gior­no dopo (forse un'ora do­po) busserebbero alla porta per lo meno Fer­nando Torres e Masche­rano per chiedere di an­dare via. E non solo loro.
Aggiungiamo a tutto questo un fatto non da po­co. Cosa vincerà il Real Madrid alla fine di questa stagione? E se non vince­rà che forza avrà Pellegri­ni per restare su quella panchina? E se quella panchina si libererà perché non pensare che lì potrebbe finire davvero Benitez, considerato una sorta di guru in Spagna e avendo la disponibilità del club che gli garantirebbe sì tutto quel­lo che già gli garantisce il Liverpool e magari di più?

Questi sono ovviamente scenari. Nei quali si innesta anche la Juve, sicuro. Ma la complessa vicenda Rafa sta spin­gendo le strategie future bianconere verso Massimiliano Allegri. Perché le difficoltà emerse con Ferrara non can­cellano la filosofia di una scelta: un tec­nico giovane, bravo, pronto. A Cagliari questo tecnico c'è.


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