La domanda più insidiosa gliela ha fatta Luciana, sette anni, scolara della Sacra Famiglia di Cagliari che, avendo vinto il concorso “Giornalista per un giorno”, ha avuto il diritto di assistere alla conferenza stampa di Massimiliano Allegri: «Sino a quando resterai allenatore del Cagliari»? Taccuini spianati, viva curiosità, persino un attimo di suspance per una domanda tutt'altro che ingenua. «Sino a quando il presidente non mi caccia via. Spero più a lungo possibile, ma non dipende da me».
Una risata generale conclude l'analisi del martedì, che ha fatto giustizia del solito giochino: qual è adesso l'obiettivo del Cagliari? Il quarto posto è ancora raggiungibile? E l'Europa League? «L'obiettivo è fare sempre il massimo».
Semplice, chiaro, diretto. E il Cagliari - nell'analisi del suo tecnico - è attrezzato per lanciare la sfida dei prossimi due mesi di campionato: «Migliorare tecnicamente, nel gioco, nella concentrazione, cercando di vincere più partite possibile». È un Allegri deciso a sottolineare la crescita della sua squadra, che ha spedito in Nazionale Marchetti e Cossu (il primo sicuro partecipante alla spedizione mondiale in Sudafrica, il secondo probabilissimo) e che ha messo in archivio la pratica salvezza con un anticipo di undici giornate. E a scalfire il buonumore di Allegri non bastano i primi quarantacinque minuti di sofferenza patiti con il Catania. «Era già tutto previsto», dice, rievocando il Cocciante prima maniera. «Il Catania ha buona qualità, soprattutto nei giocatori d'attacco, ed è in forma».
La musica è cambiata con l'ingresso di Cossu, che ha risvegliato il Cagliari sino al 2-2 raggiunto in inferiorità numerica. «La nostra è una squadra che ottiene risultati solo se gioca al calcio. Non siamo fisici né bravi a buttare il pallone in avanti e sperare in qualche cosa». È una dolce condanna, per il Cagliari, giocare bene sempre e comunque, rispecchiando il carattere del suo allenatore, propositivo, ottimista, amante del bel calcio.
«La cosa più bella del Cagliari», argomenta Massimiliano, «è lo spirito. Non ci abbattiamo per i guai, lo prova il fatto che domenica, in inferiorità numerica, abbiamo ugualmente cercato di vincere. L'emergenza sta per finire, stiamo recuperando giocatori importanti, come Lopez, e lo stesso Dessena, che domenica si presenterà con una settimana in più di lavoro sulle gambe. Abbiamo una diversa consapevolezza e la svolta è arrivata con il Napoli quando, dopo aver sofferto la supremazia avversaria e subito due gol, abbiamo pareggiato e sfiorato la clamorosa vittoria. Da quel momento, abbiamo creduto ancor di più nelle nostre capacità».
L'importante è non farsi sviare da obiettivi troppo ambiziosi - come il quarto posto, per esempio - e avere energie fisiche e mentali nel gran finale che si avvicina. «Il campionato è aperto», ragiona Allegri, allargando la visuale. «Il Milan ha grandi doti tecniche e sta piuttosto bene. Con il caldo, quando i ritmi si abbasseranno, sarà ancor più pericoloso. Scudetto ancora da assegnare». Quarto posto? «Pure. Juventus favorita ma solo sulla carta, il Palermo ha grandi giocatori, come Pastore, destinato a diventare uno dei più forti al mondo, ed è guidato da un ottimo allenatore come Delio Rossi». La coda? Allegri sorride, per il piacere di poterla guardare con il cannocchiale: «Le ultime tre sono attardate, la Lazio ha doti tecniche superiori ma, quando sei nel calderone e non sei abituato a starci, le differenze si azzerano». Bello constatarlo dall'alto di trentanove punti.
L'aveva detto, alla vigilia, Pierpaolo Bisoli: "Il mio Cagliari ha 65 minuti di autonomia a pieni giri. Stiamo lavorando per innalzare questo limite". E' uomo dai pochi fronzoli il tecnico di Porretta Terme e lo si capisce anche da queste piccole cose, che te...