Mutti, il pretino
Cadono le braccia nel leggere la classifica. Siamo fermi a quota 39 da un’eternità, quasi come se toccare i “quaranta” portasse sfiga. E non mi consola neanche pensare che i punti per salvarci li abbiamo messi in cantiere da due mesi. Qua c’era un sogno europeo che è naufragato. Qua ci stanno da raccontare cinque sconfitte, nelle ultime sei gare, che sono inspiegabili. Sì, in quella con l’Atalanta magari c’è pure una decifrazione, l’espulsione di Dessena; ma fa rabbia constatare che gli orobici sono ben poca cosa, sarebbe bastato – a parità di uomini – far loro “bu!”, che sarebbero andati al tappeto. Ed erano poca cosa pure il Chievo e l’Udinese, squadre alle quali abbiamo regalato boccate d’ossigeno quando gli serviva respirare per non sprofondare. Per tacere poi della partita con i laziali, che fa male solo il pensiero d’una combine, paventata da Bortolo Mutti, uno che fa il pretino davanti alle telecamere e poi pare un’ultrà quando Dessena affonda il colpo sull’avversario in maniera più ingenua che cattiva.
Qua c’è qualcuno che ce l’ha tirata, forse infastidito dall’alta quota raggiunta. S’infortuna Lazzari prima di scendere in campo e Jeda in corso d’opera e i nostri vengono ammoniti al primo fallo. Quello di Sky, telecronista che parla con la patata in bocca, quando Conti contrasta un avversario vagheggia l’ammonizione per il capitano d’una sera. Il rigore di Cossu è l’istantanea del periodaccio, portiere da una parte e palla che va dall’altra sì, ma a lambire la traversa. Regalano un sorriso l’ingresso in campo del ragazzino Ragatzu e le parate, purtroppo inutili, di Marchetti. Mera consolazione, che annoto mentre ripongo la guida Michelin. Avevo segnato un po’ di trasferte che stavo sognando di vivere col Cagliari. Pure stavolta mi si è rovinata la serata.
