Diritto di critica
Storcere il naso quando una piccola si salva a metà febbraio non è consigliabile per almeno due motivi: innanzitutto si rischia la camicia di forza e un soggiorno non richiesto in una suite con pareti di gomma; in secondo luogo si passa per guastafeste quando l’entusiasmo di tifosi e addetti ai lavori raggiunge vette raramente esplorate in passato. E allora perché scegliere un attacco tanto impopolare quanto, in apparenza, sterile e polemico?
Sicuramente non per svalutare le quotazioni di un campionato di invidiabile spessore, né per puntare il dito contro questo o quel giocatore che non si esprime sempre sugli stessi, altissimi, livelli di qualche tempo fa. Ma solo perché il diritto di critica, quando esercitato in buona fede, resta un valido carburante per alimentare le legittime ambizioni che il Cagliari si è costruito attraverso il suo calcio spettacolare e il sacrificio di otto mesi di lavoro. Un’ambizione che, per quanti si appassionano con enfasi alle vicende del pallone, diventa sogno. Del resto, con uno slancio di retorica banalità tipica dell’oratoria calcistica, i protagonisti di questa stagione esaltante lo hanno confermato in più di una circostanza: “Pensiamo a salvarci, poi cerchiamo di centrare gli altri obiettivi”. Pertanto, ora che anche formalmente la quota 40 è stata superata, per il rush finale non sono più ammessi passaggi a vuoto come quelli delle ultime settimane.
Eccezion fatta per la fresca vittoria di Bologna, ottenuta per altro contro un avversario in evidente difficoltà, l’andamento delle uscite precedenti ha rappresentato un filotto censurabile soprattutto per l’atteggiamento mostrato in campo. Al di là dei soliti Cossu, Marchetti e Fini, infatti, in pochi contro Atalanta, Torino e Chievo hanno raggiunto la sufficienza. Qualcuno ha parlato di appagamento, e apriti cielo: subito sono arrivate, piccate, le repliche dei protagonisti: “Abbiamo fatto molto, la gente deve essere contenta”.
Ma la verità è che c’è voluto l’appeal dello scontro diretto con il Genoa per rintuzzare il fuoco della determinazione di Lopez e compagni, che avevano smarrito le direttrici su cui era stato impostato il torneo. Corsa e spregiudicatezza.
Ora la sosta, poi senza soluzione di continuità sino a fine maggio. Il tempo per recuperare animo e condizione sembra esserci tutto, per ripresentarsi con il piglio che conosciamo alla ripresa dei giochi. Per rispetto di sé, e per mantenere l’impegno preso con il pubblico, “tentare di centrare gli altri obiettivi”, questa squadra ha il dovere di tornare brillante. E se ciononostante l’Europa non dovesse arrivare, allora sì, i calciatori potranno dire: “Abbiamo fatto molto, la gente deve essere contenta”. Sicuri che la gente, prova ne siano gli applausi che hanno fatto seguito alla sconfitta contro il Genoa, lo sarà.
