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Unione Sarda -Lo stadio intitolato a Mario Tiddia: «Sarebbe felice»
28.07.2010 14:55 di Claudio Piredda   articolo letto 1289 volte
© foto di Christian Seu

«Mio padre è sempre stato legato alla sua terra: sapere che nel suo paese ci sarà uno stadio che porterà il suo nome, mi riempie di orgoglio». Nel calcio ci sono bandiere destinate a non scolorire nonostante il tempo, campioni dentro, ma anche fuori dal campo che acquistano una sorta di immortalità grazie all'amore dei tifosi. Il nome Mario Tiddia, l'indimenticabile difensore del Cagliari che dei rossoblu fu anche uno degli allenatori più vincenti, resterà per sempre scolpito in una targa che il 5 agosto verrà scoperta allo stadio comunale, che prenderà così il suo nome. Il Comune di Sarroch, ma anche i concittadini dell'allenatore del Cagliari di tante battaglie, hanno voluto ricordare così il mitico Cincinnato, scomparso lo scorso anno dopo una lunga malattia.
«La mia famiglia non può che essere felice per questo attestato di affetto - dice Mauro Tiddia, figlio del compianto mister del Cagliari - per lui, che non ha mai dimenticato le sue origini, questo è il giusto riconoscimento». Ieri sera, alla presentazione del calendario di appuntamenti che prenderà il via con la cerimonia che legherà per sempre il nome di Mario Tiddia allo stadio di Sarroch, e terminerà il 29 agosto con la mostra fotografica sul Cagliari dello scudetto, anche i giocatori che con Cincinnato sono diventati grandi campioni. «Mario si merita tutto l'affetto della sua gente - spiega Gigi Piras, ex bomber rossoblu - è un uomo che ha fatto la storia del Cagliari: nessuno, dopo Manlio Scopigno, ha vinto più di lui: peccato la sua grande conoscenza del calcio sia stata spesso sottovalutata». Gli fa eco Renato Copparoni, primo portiere italiano ad aver parato un calcio di rigore ad un certo Diego Armando Maradona. «Mario per me è stato un fratello maggiore, e dal punto di vista professionale gli devo tutto - racconta- fu lui a scoprirmi quando avevo 16 anni e giocavo in seconda categoria a San Gavino Monreale». Cincinnato era l'anti divo, era l'allenatore che se ne stava seduto in panchina e al massimo si alzava per richiamare qualche giocatore andato fuori posizione. Forse era proprio questo suo essere schivo e riservato che lo aveva fatto entrare nei cuori della gente. «Era doveroso ricordare la figura di un uomo che nonostante la fama non ha mai dimenticato le sue origini - spiega l'assessore allo Sport, Renato Farci - dal 5 agosto lo stadio avrà per sempre il suo nome». Gli fa eco il sindaco, Mauro Cois, che di Mario Tiddia ricorda soprattutto la figura umana.


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