Unione Sarda - Matri c'è, il Cagliari non ancora
Matri ha fatto il suo dovere, il Cagliari un po' meno e il Betis se n'è tornato nella bella Siviglia, capitale del barocco spagnolo, con una vittoria in tasca, meritata per quanto fatto vedere soprattutto nel primo tempo. Per Acquafresca, esordio con applausi ma senza gol. Per ieri, basta e avanza la buona volontà messa in mostra dal neo rossoblù, per il futuro servirà una manovra più incisiva della squadra nel suo complesso per esaltarne le doti di goleador.
Il Betis, squadra dal passato degno di nota e dal presente difficile (è appena retrocessa ma è in pole position per un immediato ritorno nella Liga) ha mostrato un gioco più convincente di quello del Cagliari, in linea con il momento del calcio spagnolo, decisamente più fulgido di quello italiano. Possesso palla, tecnica, volontà di impadronirsi della partita, tutte doti messe in mostra dal Betis nel corso del primo tempo. Nella ripresa, il Cagliari ha aumentato la sua aggressività ma senza trasformarla in occasioni da gol nitide. Da qui l'1-2 a sette giorni dall'esordio in campionato sul campo del Palermo, in gran forma dopo la scintillante prova in Europa League con il Maribor.
Il Sant'Elia, come da tradizione, si è presentato con il suo volto peggiore: campo ingiallito, tribune sporche, impianto di amplificazione gracchiante e tabellone luminoso con una ventina di lampadine funzionanti su diecimila. Il folto pubblico, che dopo la giornata di mare non ha voluto perdere l'occasione di vedere per la prima volta la propria squadra, non ha sottilizzato e ha tributato un caldo applauso ai rossoblù entrati in campo per il riscaldamento, applauso che si è fatto più intenso quando sul terreno di gioco ha fatto la sua comparsa Bisoli, il cui faccione severo e allo stesso tempo rassicurante campeggia da giorni sui mezzi pubblici della città per dare slancio alla campagna abbonamenti.
Tenendo in panchina una batteria di attaccanti del calibro di Jeda, Nenè e Acquafresca, Bisoli ha preferito riproporre l'albero di Natale visto quasi sempre nelle amichevoli sin qui disputate. Quindi, due trequartisti, Pinardi e Cossu, alle spalle di Matri. Per il resto, solito assetto, con Pisano, Canini, Astori e Ariaudo (sostituto dell'infortunato Agostini) davanti al portiere Agazzi (Marchetti neanche convocato e contestato dagli ultrà). In mezzo, il centromediano Conti e le mezzeali Biondini e Lazzari.
Spinto dall'entusiasmo del pubblico, il Cagliari ha pigiato subito sull'acceleratore trovando il vantaggio. Bello il suggerimento di Cossu per Matri che ha avuto l'abilità e la freddezza per dribblare Isidoro e superare Goitia.
Il gol lampo (9') ha illuso tutti. In realtà, il palleggio preciso e veloce degli spagnoli ha quasi subito mandato in tilt il Cagliari, che si è reso spesso pericoloso in contropiede ma che non ha mai avuto il controllo della partita. E così gli spagnoli hanno prima pareggiato e poi effettuato il sorpasso. Al 28' un calcio di punizione forte ma centrale di Salva è stato respinto malamente da Agazzi, dando la possibilità del tap-in a Dorado. Il Betis Siviglia, che poco prima aveva rischiato di subire il raddoppio, sempre con Matri, fermato da un avventuroso intervento di Goitia, ha preso coraggio e ha giocato un ottimo calcio. I rossoblù non hanno mai avuto la forza di portare il pressing, agevolando così i raffinati palleggiatori sivigliani. Quando mancava un minuto alla fine del tempo, Momo ha invitato Ruben Castro alla conclusione e il fendente dell'attaccante spagnolo non ha dato scampo ad Agazzi. Così, la squadra di Josè Mel Perez, che del Betis è stato apprezzato attaccante negli anni 80, è andata al riposo meritatamente in vantaggio.
Nella ripresa, Bisoli ha cambiato due volte il sistema di gioco. Ha subito lanciato nella mischia Acquafresca, richiamando un impalpabile Pinardi e tornando così al più consono 4-3-1-2. La squadra ha reagito così così, nonostante la buona volontà del neo rossoblù. Con il trascorrere dei minuti, il Cagliari ha aumentato l'aggressività, impedendo l'estenuante possesso palla degli spagnoli ma senza riuscire a rendersi realmente pericoloso. Da segnalare un quasi autogol di Dorado al 14' (bello il volo del portiere Goitia per mettere in angolo) e un colpo di testa a lato di Ariaudo, al 25', su punizione di Cossu.
Nel finale, con gli ingressi di Nenè (molto vivace), Ragatzu e Jeda (quest'ultimo al posto dell'infortunato Conti), Bisoli è passato al 4-2-3-1. Un cambio di sistema che, però, non ha prodotto risultati concreti.
