Di Natale come Riva: no alla Juve
Ha fatto scalpore il rifiuto di Totò Di Natale, che ha detto no alla Juventus per una scelta di cuore che lo lega al bianconero meno nobile, quello dell'Udinese.
Quarant'anni dopo la Vecchia Signora incassa un nuovo rifiuto eclatante, dopo quello di Riva, che aveva messo radici nella lontana Cagliari, e che rispose con un "no grazie" alle avances juventine. La Gazzetta dello Sport ha sentito proprio il grande Rombo di Tuono, che ricorda il corteggiamento dei bianconeri e il gran rifiuto: "In ogni stadio trovavo un collaboratore di Boniperti che insisteva: 'Dai, telefoniamo a Giampiero che vuole salutarti'. Non sopportavo che potessero trattarmi senza consultarmi. L'accordo Juve e Cagliari l'avevano trovato: 3-4 giocatori più soldi. Avrei guadagnato il triplo". L'amore della Sardegna e per i colori rossoblù ostacolarono l'affare: "La Sardegna mi aveva fatto uomo, era diventata la mia terra. Ci ero arrivato a 18 anni. La prima volta partii alle 10 di mattina e atterrai alle 10 di sera dopo tre scali. Oggi si scazzottano per andare in Sardegna, all'epoca ci sbattevano i militari puniti. Negli stadi ci chiamavano pastori o banditi. Avevo 23 anni, la grande Juve voleva coprirmi di soldi, io volevo lo scudetto per la mia terra. Ce l'abbiamo fatta, noi banditi e pastori".
Dopo anni la storia di Antonio Di Natale sembra ripercorrere proprio quella di Riva: "Totò dimostra che oltre al calcio di Ibrahimovic, oltre a quelli che cercano sempre cariche, esiste ancora un calcio di sentimenti, grazie a Dio".
