Unione Sarda - Nel mondo di Magic Box
A Londra si presenta in giacca e cravatta, ospite d'onore per la finale di Community Shield, la Supercoppa inglese, tra Chelsea e Manchester United. E una standing ovation lo accompagna mentre taglia in due il prato verde di Wembley. Quattro giorni più tardi a Oliena, dove è nato e cresciuto, indossa la maglia rossoblù della Corrasi (squadra di Promozione) e i pantaloncini bianchi, calcio spettacolo sulla terra battuta del campo comunale a pochi passi dalla Chiesa di Nostra Signora delle Grazie, contro Olbia e Taloro in onore di papà Ignazio, morto quattro anni fa. E la Barbagia diventa l'ombelico del mondo. Poi di nuovo elegantissimo, a Montecarlo - in occasione dei sorteggi di Champions League - è proprio lui a consegnare all'interista Sneijder il premio di miglior centrocampista del 2010. Tra passato e presente c'è sempre un campione.
Settimana intensa. Su e giù per l'Europa passando per la Sardegna, la sua terra per sempre. «Così mi preparo alla nuova stagione». Semplicemente Gianfranco Zola, 44 anni, più rughe e meno capelli, un fisico bestiale, un cuore grande così e quel sorriso umile che ancora oggi trasmette qualcosa di magico. Ha giocato nel Napoli di Maradona e nella Nazionale di Sacchi, è stato una bandiera del Chelsea, ha riportato il Cagliari in serie A. Un esempio di sport, ma non solo. E non a caso ha ricevuto dalla regina Elisabetta l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico, mica briciole. Dal 2008 fa l'allenatore, o meglio il manager, e se il West Ham gioca anche questo campionato in Premier League il merito è soprattutto suo. Oggi Zola è un disoccupato per scelta. «Ma a tempo determinato». Spettatore interessatissimo. E un po' tifoso.
Zola, la stagione comincia e lei è ancora in vacanza.
«È stata una scelta. Ho bisogno di riposare, soprattutto mentalmente, meditare, osservare, studiare. L'ultimo anno al West Ham mi ha spremuto parecchio. Ora sono curioso di vedere che cosa succede dal di fuori».
Per quanto tempo?
«Questo non posso saperlo. Dipende anche dalle opportunità che più avanti mi verranno concesse».
Perché ha detto no al Bologna di Porcedda?
«Proprio per il motivo che ho spiegato prima. Avevo il bisogno fisiologico di staccare la spina per almeno sei mesi. Diciamo che mi sto prendendo una pausa di riflessione».
Il suo nome è stato accostato anche alle panchine di Fulham e Liverpool.
«C'è stato un interessamento del Fulham, è vero, ma nessuno mi ha mai contattato».
Si sente pronto per la serie A o c'è solo la Premier League nella sua testa?
«In questo momento la mia sede calcistica è l'Inghilterra, ma non ho preclusioni di nessun genere».
C'è ancora così tanta differenza tra il calcio inglese e quello italiano?
«Oggi il calcio inglese va ancora più forte».
In che senso?
«Semplicemente si gioca un calcio superiore. C'è molto entusiasmo, vengono spesi più soldi, aumentano i campioni e, di conseguenza, il livello del campionato».
Merito anche degli allenatori italiani?
«Tutti contribuiscono a migliorare la qualità del calcio inglese. È anche vero il contrario, però. Essendo la Premier di ottimo livello, chi ha la possibilità di allenare in Inghilterra può crescere ulteriormente. Almeno questo è quello che penso io».
Anche gli spagnoli non scherzano.
«Gli spagnoli, ma anche i tedeschi. È una questione di cicli. Il nostro ha avuto il top negli anni Novanta sino al Duemila, poi c'è stato pian piano un calo. In Inghilterra come in Spagna e in Germania c'è più entusiasmo, quindi più soldi e i giocatori bravi preferiscono andare lì».
Che cosa le ha insegnato l'esperienza al West Ham?
«Tanto, sia sotto il profilo professionale che umano. È stata un'esperienza intensa, forse troppo dura per un allenatore giovane come me. Mi ha segnato. Ma sono convinto che col tempo si rivelerà preziosa».
Si sente più un allenatore o un ex giocatore?
«Ormai il passo l'ho fatto. È anche una questione di testa».
Come dev'essere la sua squadra ideale?
«Sei difensori e cinque attaccanti».
Le piacerebbe allenare un giorno il Cagliari o il Chelsea?
«In questo momento penso soltanto a diventare un bravo allenatore».
Resta l'Inter la squadra più forte d'Europa?
«In Italia sicuramente. In Europa ci sono almeno tre-quattro squadre sullo stesso livello dell'Inter, vale a dire Real Madrid, Barcellona, Chelsea e Manchester United».
Meglio Mourinho o Benitez?
«Non mi piace fare certi confronti. Sono due allenatori diversi, entrambi bravi. Penso che il campionato che sta per cominciare potrà dire tanto al riguardo».
Lei a chi si sente più vicino?
«A nessuno dei due».
Chi è oggi il miglior tecnico in circolazione?
«Mourinho merita grande rispetto per quello che ha fatto».
Quello a cui si ispira Zola?
«Stimo molto Guardiola. Adoro il gioco del Barcellona. Ma mi piace anche il modo in cui Mourinho gestisce il gruppo».
Ci spieghi il suo calcio.
«Molto propositivo, come quando giocavo. Ripeto, adoro il calcio del Barcellona: tutti all'attacco tranne cinque».
Quanto è importante oggi il ruolo del trequartista?
«Fondamentale direi. Si inserisce tra le linee, è imprevedibile, ha la giocata fatale e può mettere in difficoltà un'intera difesa».
Eppure la Juve di Del Neri riparte dal 4-4-2 e il sacrificato è proprio Diego.
«Il modulo è importante, ma la filosofia di gioco lo è molto di più. Infatti ci sono squadre che giocano un bellissimo calcio anche con il 4-4-2».
Il trequartista ideale?
«Sneijder sta facendo grandi cose. A me piace da matti anche Xavi».
Cossu?
«Sempre più grande. E non lo dico certo per lui, per il Cagliari o per la Sardegna. Penso davvero che sia un giocatore fortissimo. Ha classe, visione di gioco come pochi. Tra l'altro si sacrifica tantissimo per la squadra. Meglio di così... Sono certo che anche quest'anno sarà un giocatore chiave per il Cagliari».
A proposito: le piace Bisoli?
«Non lo conosco personalmente, ma me ne hanno parlato molto bene. La squadra è sempre la stessa, un grande vantaggio. Poi quest'anno potrebbe essere l'anno di Ragatzu».
L'addio di Lopez dopo dodici stagioni?
«Mi dispiace tanto. Oltre a essere un bravo giocatore, Diego è una bella persona, ma soprattutto un amico. Sarà rimpianto».
Il ritorno di Acquafresca?
«Avrà tanta concorrenza. Matri ha fatto molto bene lo scorso campionato e ripeto, occhio a Ragatzu. Robert comunque è un goleador nato, Cagliari è il suo ambiente e non può che fargli bene».
Conti capitano?
«Daniele è maturo e ha la giusta personalità per interpretare al meglio questo ruolo. Certo dovrà prendere qualche cartellino giallo in meno...».
Allegri, invece, è un allenatore da Milan?
«Questo lo dirà il campo e il tempo soprattutto. Certo i risultati ottenuti col Cagliari nelle ultime due stagioni promettono bene. Tra l'altro ho avuto l'opportunità di conoscerlo, è una persona intelligente. E visto che il Milan voleva puntare su un giovane emergente e di qualità, ha l'occasione per dimostrare il suo valore».
E Prandelli è il ct giusto per il dopo Lippi?
«Stesso discorso, lo può dire solo il tempo. Molto dipenderà comunque anche dai giocatori che troverà. Sa comunicare bene, però, sia con i giovani che con i più esperti. E non è poco».
Cassano in Nazionale ci può stare?
«È uno dei pochi talenti rimasti in giro. Ora, però, dipende solo da lui».
E gli oriundi?
«Se giocano col cuore ben vengano».
Crede nel nuovo ciclo azzurro?
«Più che altro ci spero. Abbiamo bisogno di una svolta».
L'apporto di Baggio e Sacchi può servire?
«Quella di mettere uomini di calcio nelle posizioni in cui si decidono le sorti del nostro sport è stata una scelta intelligente. Poi stiamo parlando di due persone dal bagaglio professionale e umano immenso».
Balotelli al City è un campanello d'allarme?
«Vale lo stesso discorso di prima: è una conseguenza del momento, oggi il calcio inglese va di moda».
Quale altro italiano vedrebbe bene in Premier?
«De Rossi».
Che effetto fa Maradona alla guida dell'Argentina in un Mondiale?
«Mi ha fatto molto piacere. Vedere Maradona in un campo di calcio è comunque un qualcosa di speciale. Soprattutto per chi come me ha avuto la fortuna di giocarci accanto».
Tornando all'Italia; che idea si è fatto del nuovo Foggia di Zeman?
«Sono molto curioso di vedere come va a finire. Innanzitutto lui ha dimostrato di avere coraggio. Dopo tutto quello che ha fatto in carriera, si rimesso in discussione in serie C. Non è da tutti».
E sulla rivoluzione della Juventus?
«Dopo l'ultima stagione tutti questi cambi erano inevitabili».
Scommettiamo un euro sul campionato: chi vincerà lo scudetto?
Se l'euro voglio vincerlo dico Inter, se invece voglio rischiare un pochino allora punto sul Milan».
Il capocannoniere?
«Milito».
La squadra rivelazione?
«Mi viene in mente il Brescia».
La prossima che allenerà Zola?
«La prossima squadra di sventurati, intende? Non lo so».
