Renato Roffi, dal debutto a San Siro al gol di Terni

Nove campionati col Cagliari per il mediano/stopper
26.08.2014 12:23 di Federico Ventagliò  articolo letto 4778 volte
Fonte: Federico Ventagliò
Renato Roffi, dal debutto a San Siro al gol di Terni

Nato in Friuli, ma di origini toscane, Renato Roffi sbarca in Sardegna ancora adolescente, a sedici anni ancora da compiere. Fa parte del campionario di scoperte di Andrea Arrica, malgrado il nome non sia altisonante al pari di altre rivelazioni più pregiate. È l'estate del 1968 quando per la prima volta mette piede in Sardegna. Dunque, si tratta del Campionato/vigilia dell'Apoteosi. Il destino sceglie per il suo esordio in Serie A un nobile palcoscenico: debutta nella massima serie a San Siro contro il Milan, il 14 novembre del 1971. Ad eccezione di Vitali, tutti gli altri nove compagni presenti in campo hanno fatto parte del Cagliari scudettato. Il nostro entra all'inizio del secondo tempo, rilevando Domenghini che rimane negli spogliatoi. Di fronte, vi è il Milan che due anni prima ha trionfato in Coppa dei Campioni; Cudicini, insieme ai terzini Anquiletti e Schnellinger, e al centravanti Prati, formano il poker dei superstiti rossoneri scesi in campo contro i lancieri dell'Ajax a Madrid, col paron Rocco sempre alla guida del Diavolo. Debutto di Roffi che si rivelerà felice, visto lo 0-0 finale, mai da disdegnare quando conquistato tra le mura amiche rossonere. La stessa sorte toccherà a Giovanni Sulcis ventotto anni dopo: anch'egli esordirà in Serie A con la maglia del Cagliari in un pareggio a San Siro contro il Milan, nel '99. Tatticamente, il tosco-friulano segue un percorso analogo a quello di Beckenbauer e Matthäus; ma per restare in casa rossoblù, a Cera (prima di lui) e Brugnera (dopo): l'arretramento nel ruolo di libero, dopo aver cominciato mediano; anche se non disdegnava la posizione di mezz'ala. La modifica della collocazione tattica fece la sua fortuna: nella zona nevralgica pagava dazio per essere lento e compassato, nei propri sedici metri e poco più in là fece la sua onesta carriera. Del Cagliari arrivò anche a indossare la fascia di capitano, ma coi tifosi fu tutt'altro che amore a prima vista: inizialmente, veniva spesso “beccato” e preso di mira, memorabile rimarrà l'appellativo di “Signorina”, che lo ha accompagnato nel primo periodo. Dopo la retrocessione del '76, cadde provvisoriamente nell'oblio, sarà poi Radice a ripescarlo e a restituirgli nuova linfa. La sua giornata della gloria si compie allo stadio “Liberati” di Terni: finisce 1-1 il 20 maggio del '79 ed è lui a timbrare la rete rossoblù. In un'epoca in cui non esistevano i procuratori, era suo padre a curarne gli interessi. Mariano Delogu ebbe a raccontare un simpatico retroscena: Roffi senior che bussa alla sua porta: «crediamo che l'ingaggio di mio figlio valga questa cifra»; risposta dell'avvocato: «Benissimo. Allora troverà senza dubbio la squadra che glieli darà. Qui siamo noi a decidere». I tifosi più attempati ricorderanno che, quando ancora erano lontani i tempi dell'arrivo in pullman delle squadre con polizia al seguito, Roffi era solito recarsi al Sant'Elia con la sua “Fulvietta” Spider grigia, e dalla ringhiera verde al lato spogliatoi, lo si vedeva «inaffiarla» dopo le partite e dialogare coi tifosi che si intrattenevano. Nove campionati giocati col Cagliari, ne fanno nel suo piccolo una “bandiera”, che ha trascorso in Sardegna quasi per intero il decennio degli anni Settanta.