Aspettiamo, che la pazienza è la virtù dei forti

01.12.2014 09:35 di Massimiliano Morelli  articolo letto 3014 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Aspettiamo, che la pazienza è la virtù dei forti

Non si possono addossare colpe a chi oggi ha preso quattro gol dopo aver fatto sognare un intero popolo nella Milano nerazzurra, a Empoli, a Napoli. Sì, le sberle prese dalla Fiorentina infastidiscono e fanno pensare, soprattutto fanno intravedere una classifica preoccupante. Ma bisogna pure dire che i viola al Sant'Elia hanno azzeccato la partita dell'anno: un giocatore che mai aveva segnato ha prodotto una doppietta, un panzer che non vedeva la porta da nove mesi ha partorito in Sardegna il gol della sua resurrezione e pure Cuadrado, uno che s'era smarrito, ha ritrovato la retta via. In più ci si è messo Neto a parare l'impossibile, roba che il ragazzo doveva sbarcare nell'isola felice per lo scambio con Agazzi e nessuno del vecchio Cagliari lo prese in considerazione, per tacere della dirigenza toscana, che se ne sarebbe liberata volentieri. Poi il palo, e toscani che si sono esaltati neanche stessero giocando la finale Champions. Verranno tempi migliori, anche se infastidisce quel segno “zero” nella casella delle vittorie casalinghe. Lo 0-4 è fastidiosissimo, eppure il gioco non ha latitato neanche stavolta e la pecca più evidente è rappresentata senza dubbio dalla mancanza di uno che la butti dentro, un attaccante di peso. Beninteso, senza nulla togliere a Farias, Sau e allo “sfigatissimo” Longo, che nell'unica occasione in cui gli antagonisti non sono arrivati a stoppare i nostri, ci si è messo lo stampo sul legno a strozzargli la gioia del gol. Consigliamo al giovanotto un pellegrinaggio al Divino Amore, che la stoffa c'è. Chiusura di sipario dedicata a Zeman. A Roma, ultima piazza dove ha allenato prima d'essere esonerato, lo rimpiangono e Bruno Conti – mica “pizza e fichi” - assicura che non gli è stato dato il tempo di lavorare. Non si faccia lo stesso errore, il campionato è lungo.