Non è filosofo, ma gli somiglia tanto

24.11.2014 10:48 di Massimiliano Morelli  articolo letto 3782 volte
© foto di Federico Gaetano
Non è filosofo, ma gli somiglia tanto

Capita che un bel giorno sbarchi a Elmas un signore boemo inviso a molti, soprattutto a quelli che giocano sporco, e non parlo di tattiche né di palla lunga e pedalare. Capita che quel signore, indicato spesso come “quello che sa lavorare con i giovani”, ma spesso anche additato come un “perdente di lusso”, si ritrovi a guidare una squadra che se ci fosse stato un briciolo di lungimiranza avrebbe potuto e dovuto allenare per lo meno vent'anni fa, ma non per l'attaccamento all'arcinota e paranoica etichetta di “Zemanlandia”, quanto perché questo signore boemo sembra la sintesi di Manlio Scopigno, tecnico dello scudetto del 1970. Uno che la sapeva lunga, che parlava poco, si muoveva in maniera flemmatica ma gli bastava uno sguardo per intimidire, “dire”, scherzare, allenare. Non se ne abbiano a male i nostalgici, la comparazione secondo noi ci sta tutta, e non la sconfessiamo soprattutto dopo aver ascoltato il “faccia a faccia” con quel tuttologo di Mauro, ex calciatore, ex allenatore, ex un po' tutto insomma, che nel tentativo di tener testa a chi non urla non trova argomenti per rispondere e resta più deluso di chi aveva scommesso sulla goleada del Napoli. 

Stavolta – ecco il calcio giocato – dopo ver infilato tre volte la porta degli avversari viene il rammarico di non aver sbancato il San Paolo, mentre il telecronista di turno scambia a più riprese Cossu con Sau (che manco è convocato per infortunio) e l'arbitro non punisce per lo meno con un cartellino giallo la manata in faccia alo stesso Cossu nel finale di gara. A ruoli invertiti sarebbe stato rosso diretto, fosse stato Daniele Conti avrebbero chiesto l'interrogazione parlamentare per radiarlo. Sipario su Hamsik. Nel primo tempo urla a un avversario che la palla non è stata spedita in fallo laterale con un cagliaritano a terra perché “spetta all'arbitro fermare il gioco”, e il labiale è perfetto nel sincrono audio-televisivo. Visto che dunque s'era accorto della superiorità numerica della sua squadra per infortunio dell'antagonista, non merita certo la medaglia del fair play.