Alla ricerca di un’identità

 di Serafino Ghisu  articolo letto 1810 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Alla ricerca di un’identità

Fino a qualche anno fa le partite contro il Napoli erano combattute fino al 90’. Anzi, 90’ più recupero (Conti e Lopez ne sanno qualcosa). Era un Napoli più umano e meno "marziano", si potrebbe dire. Senza il tridente galattico Callejon-Mertens-Insigne, ma con Lavezzi e Denis davanti. Solo Hamsik è rimasto dal 2007, anno della promozione in Serie A dei campani.

Ieri, all'ora di pranzo, al San Paolo è andato nuovamente in scena Napoli-Cagliari. Uno spettacolo che ha visto i ragazzi di Sarri giocare il pallone e quelli di Rastelli fermi ad ammirarli. Partita a senso unico, con il Napoli padrone del gioco. Insigne a sinistra, Callejon a destra e Hamsik tra le linee, con Mertens da falso 9: questi sono gli uomini che hanno provocato l’emicrania a Dessena e compagni. 3-0 il risultato finale, ma il passivo sarebbe potuto essere ben più pesante se non fosse stato per le parate di Cragno.

Il Cagliari avrebbe potuto fare di più. Le qualità tecniche tra le due compagini sono nettamente differenti, ma alla squadra si rimprovera altro. I rossoblù sono apparsi senz’anima. Senza voglia di lottare, come se il risultato fosse già stato scritto prima dell’inizio della gara. Forse bisognava prendere esempio dall’atteggiamento della Spal che, con una rosa qualitativamente inferiore a quella del Cagliari, ha messo in seria difficoltà il Napoli gettando il cuore oltre l’ostacolo. L’uscita di Sau ha spento quel lumicino di speranza che abitava nei cuori dei sardi di non tornare dal San Paolo a mani vuote: la squadra si è abbassata troppo, è cessato il pressing e Reina è diventato spettatore non pagante.

Dopo la sosta arriverà il Genoa alla Sardegna Arena. Il Cagliari deve ritrovare un’identità, dopo tre sconfitte consecutive. Affinché “Una Terra, un Popolo, una Squadra” diventi un modus vivendi per chi indossa la maglia del Cagliari, non un semplice slogan.