Fragile come una foglia, forte come un uragano

 di Serafino Ghisu  articolo letto 2991 volte
© foto di Federico De Luca
Fragile come una foglia, forte come un uragano

Fragile come una foglia dietro, forte come un uragano davanti. Questo è stato il Cagliari che ieri sera ha battuto il Sassuolo al Sant’Elia. Una partita al cardiopalma, che ha visto i rossoblù imporsi 4-3 sui neroverdi.

I gol degli emiliani sono nati da gravi errori della difesa sarda. Adjapong, un ragazzino del ’98, è riuscito a superare facilmente Capuano e Rafael in occasione della prima rete. Per non parlare di Pellegrini, che ha avuto tutto il tempo di controllare la sfera e calciarla nell’angolino basso alla sinistra dell’estremo difensore rossoblù. Indisturbato da Alves e compagni. Tante altre sbavature difensive rischiavano di rendere il passivo ancora più pesante. Poi, il gol dal dischetto di Acerbi, il quarantaduesimo subito dal Cagliari, sembrava spegnere le speranze dei sardi di acciuffare quantomeno il pareggio.

Ma la squadra di Di Francesco non aveva fatto i conti con l’attacco rossoblù. Nella ripresa, la giusta reazione di rabbia ha permesso ai sardi di segnare tre gol nel giro di un quarto d’ora. Prima con il destro preciso di Borriello, poi con la doppietta di Farias. E Giannetti ha anche sfiorato il gol del possibile 5-3. Tra lui e la gioia della prima rete in Serie A si è intromesso soltanto un super Consigli.

Le reazioni di Dessena e Sau non sono passate inosservate. Ora tocca all’allenatore gestire queste situazioni. Compresa quella di Storari, che ufficialmente ieri sera era assente per un attacco febbrile, ma non è da escludere che i motivi della mancata presenza del portiere pisano siano legati a un dissapore tra calciatore e società.

La classifica sorride al Cagliari, che si trova al quattordicesimo posto con ventitré punti conquistati in diciotto partite. A tredici lunghezze dal Palermo, terzultimo. Non illudiamoci: nonostante la vittoria, i problemi rimangono. La difesa, a parte Bruno Alves, gode di pochissima qualità. Occorre, dunque, intervenire nel cosiddetto mercato di “riparazione”. Perché solo risolvendo le proprie lacune, in particolare quelle difensive, il Cagliari potrà smettere di essere una squadra dal doppio volto e diventare, finalmente, una “grande”. Forte come un uragano in qualunque zona del campo. Non solo davanti. E non solo in Sardegna.