Il referendum del 27 novembre

 di Christian Seu Twitter:   articolo letto 2462 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il referendum del 27 novembre

I sondaggi danno in netto vantaggio il no. Il partito del sì strepita, si agita, evoca i fantasmi del passato e parla di accozzaglia indicando sprezzante chi la pensa all’opposto. Il referendum costituzionale? Macchè. Qua il nodo del contendere non è la Carta, ma la panchina. Quella di Massimo Rastelli, certo. Insomma: Rastelli sì o Rastelli no? Continuare con il tecnico campano o scegliere la più celliniana delle soluzioni, quella dell’”arrivederci e grazie?”.

Perché è vero che l’allenatore di Torre del Greco ha tante mostrine appuntate al petto: ha riportato in serie A il Cagliari al primo colpo, contribuendo a spalare le macerie lasciate da Zdenek Zeman e sodali nella sciagurata stagione della retrocessione. E ha pure racimolato un discreto bottino nella prima parte della stagione, lasciando agonizzare sul campo anche vittime illustri, come l’Inter o la stessa Atalanta, oggi terza in classifica. D’altro canto, il ruolino delle ultime giornate non può lasciare indifferenti: tra i pasdaran rastelliani c'è chi sfodera l’immancabile arma del benaltrismo («E allora Oddo? E allora il Crotone?», il mantra: del resto, è vero che c'è sempre qualcuno che sta peggio), ma i dati raccontano di 15 gol subiti nelle ultime cinque uscite. E, Palermo a parte, il Cagliari non ha mai dato realmente la sensazione di essere in partita, dimostrando una fragilità difensiva preoccupante e una sterilità in fase di costruzione del gioco che deve far riflettere.

Gli infortuni non possono costituire un valido alibi. Anzi, c’è chi li considera un’aggravante, considerati il numero e le caratteristiche. Rinunciare nell’arco di due mesi a giocatori come Joao Pedro, Farias, Ionita, Dessena, Storari (anche se per un paio di partite appena), Murru e, da ultimo, Tachtsidis non costituisce un handicap da poco. Ma è anche vero che Rastelli pare aver perso il tocco magico dimostrato lo scorso anno nella sapiente gestione del turnover: tornano alla mente così i momenti di magra vissuti dal Cagliari dopo il giro di boa dello scorso campionato, dominato per lunghi tratti e poi “gestito” quasi con malessere nella parte finale del torneo, con sconfitte inopinate e una squadra arrivata al traguardo con le braccia al cielo e la lingua penzoloni.

E allora? E allora la sensazione è che la gara casalinga contro l’Udinese costituisca già un crocevia. La società è stata fin qui perfetta a gestire una situazione non facile, alla ricerca del perenne equilibrio tra riconoscenza per quanto fatto da Rastelli e voglia di dare una scossa a una squadra che pare aver smarrito sé stessa. Buona parte dei tifosi però s’interrogano sul destino del tecnico ex Avellino e chiedono di cambiare. I commenti sulla pagina Facebook di TuttoCagliari dopo la sconfitta di Verona contro il Chievo non lasciano troppo spazio a interpretazioni: il fronte del no, per tornare alla metafora referendaria iniziale, è in netta maggioranza.

Il rischio è di buttare all’aria una salvezza che appare già a portata di mano, complice la pochezza disarmante di avversari come Palermo, Crotone, Empoli e Pescara, che tutte assieme hanno fatto appena un terzo in più dei punti del Cagliari. La palla passa a Massimo da Torre del Greco: da qui alla sosta il campionato propone sfide alla portata (Udinese, Napoli e Sassuolo in casa, Pescara ed Empoli fuori), che diranno moltissimo sulle ambizioni dei rossoblù. E sul futuro di Rastelli.