L'orgoglio non basta: è ora di cambiare marcia

 di Pietro Piga  articolo letto 2338 volte
© foto di Daniele Liggi/TuttoCagliari.net
L'orgoglio non basta: è ora di cambiare marcia

Il Cagliari, dopo Genova, è caduto per la seconda volta. A Bologna, domenica scorsa, i rossoblu - senza ombra di dubbio - hanno disputato la partita più brutta di questo inizio di stagione. I numeri, al termine della terza giornata, parlano da soli: zero vittorie, un pareggio e due sconfitte, e solo un punto conquistato dei nove a disposizione. La classifica, però, non è l'aspetto che preoccupa di più.

I primi impegni, compreso quello di Tim Cup contro la Spal, hanno evidenziato come il Cagliari abbia difficoltà ad entrare subito nel vivo della gara e a prendere le misure all'avversario. Non è una novità, perché anche in serie B i rossoblu hanno avuto la stessa difficoltà. Questo approccio "morbido", esclusa la partita di Coppa e l'esordio in serie A col Genoa, sono costate alla squadra di Massimo Rastelli la rete dello svantaggio: è capitato contro la Roma e poi nel mezzogiorno di fuoco del Dall'Ara. Se con i capitolini Storari e compagni era riusciti, pur non brillando, a riacciufare il pareggio grazie all'orgoglio, spingendo il cuore oltre l'ostacolo, a Bologna così non è stato: surclassati nel primo tempo, andati sotto a causa dell'errore di Storari sul calcio di punizione di Verdi, i rossoblu hanno abbozzato qualche sortita offensiva ma senza impensierire la retroguardia emiliana; nel secondo tempo, il registro non è cambiato: la reazione, dopo il 2-0, è coincisa con l'ingresso di Farias, che ha predicato nel deserto, e con la rete di Bruno Alves. Nulla di più. E' vero che per il Cagliari, in seguito all'espulsione di Storari, il grado di difficoltà si è inalzato. Ma non è un alibi.

Oltre alla mentalità, l'altro campanello di allarme è la condizione fisica. I rossoblu, infatti, appaiono sempre in apnea dopo un'ora di gioco, ma alcuni elementi - Isla e Padoin su tutti - non sembrano avere le pile cariche fin dalle prime battute. E' necessario, però, fare una considerazione: la squadra ha tre mesi di lavoro nelle gambe, e quindi non si può pretendere che il motore vada al cento per cento. Ma per non sprofondare negli angoli bui della serie A ci vuole una reazione: è necessario, quindi, un cambiamento immediato, a partire dalla sfida contro l'Atalanta.

Domenica, al Sant'Elia, sbarcherà La Dea, galvanizzata al primo successo in campionato. Il Cagliari ha poco meno di una settimana di tempo per presentarsi al meglio al quinto esame dell'anno, al quale non si può far rimandare ad un altro appello.