La prima dolce vittoria

03.09.2018 15:00 di Francesco Ortu  articolo letto 1361 volte
© foto di Federico De Luca
La prima dolce vittoria

Alla fine è arrivata. Il Cagliari ottiene la prima, sudata, vittoria nella trasferta di Bergamo contro l’Atalanta. Il match non è certamente bello dal punto di vista del gioco, ma l’agonismo e la garra messa in campo accrescono la qualità vittoria, considerando pure l’osticità degli orobici. Inoltre i rossoblù proseguono il loro processo di metamorfosi tattica, plasmandosi sempre di più nel “formato Maran”.

La formazione non varia rispetto all’ultima giornata, se non per l’avvicendamento Cigarini-Bradaric in regia, con il croato in grande spolvero. La partita è molto combattuta e fisica, l’Atalanta ha il pallino del gioco, ma non punge mai seriamente. I rossoblù bloccano ogni linea di passaggio, annullando il gioco sulle fasce sfruttando un intelligente 4-4-2 in fase di non possesso che porta l’Atalanta ad uno sterile giro palla. La squadra pressa altissimo e sfrutta ogni palla recuperata per lanciarsi in avanti con capovolgimenti di fronte portati avanti dalle incursioni esterne delle mezzali (Barella su tutti).Difensivamente assistiamo ad una prestazione quasi insofferente, con un grande riscatto di Romagna che vince lo scontro con uno Zapata che non vede mai la porta. Ma soprattutto vediamo una squadra abile e spettacolare nei disimpegni: nello stretto si mostra una dote incredibile di palleggio, vincendo i duelli a centrocampo e ripartendo con grande capacità.La perla di giornata però viene da Barella, neo-convocato in Nazionale, che delizia tifosi e non, con un fantastico calcio di punizione che ha permesso di tornare in Sardegna con il punteggio pieno.

 

Cosa ci ha detto questa partita? Ci dice che finalmente la squadra ha un’identità, un ragionamento, un filo conduttore nelle sue trame. Non azioni fini a se stesse, ma un vero e proprio complesso di gioco. Può essere considerato un grandissimo miglioramento rispetto all’ “autogestione” alla quale siamo stati abituati negli ultimi anni. Difensivamente la squadra si dimostra attenta e pragmatica, poco elegante (se prendiamo per esempio Klavan) ma cinica. I reparti non sono scollegati e questo permette sia una migliore capacità di raddoppio e pressing (Padoin-Barella e Srna-Castro annichiliscono completamente le vie esterne bergamasche), ma anche una migliore transizione della palla sia in esterno che in verticale. La mediana trova in Bradaric una impostazione meno fantasiosa ma molto più ordinata, difensivamente solidissima visto duello vinto con il connazionale Pasalic (un cliente non proprio facile) e lo “sprecare il pallone” è un vero tabù. Offensivamente sorgono problemi non finemente tattici, ma bensì di uomini visto che ormai Sau non può essere considerato sia per movimenti, sia per approccio con la porta, un attaccante. Questo riduce Pavoletti ad essere il solo terminale offensivo, caricandosi tutto il peso del reparto.  Questo viene in parte ovviato dalla capacità del centrocampo di partecipare all’azione d’attacco e si spera che possa essere un ottimo surrogato nelle prossime giornate.

Siamo di fronte quindi all’applicazione del Maran-pensiero visto in tutto il precampionato. La squadra è brutta, sporca e cattiva. Ma lotta, si danna, corre e non lascia respirare l’avversario. Cinismo, pragmatismo ed un buon livello tecnico in mezzo al campo permette di far emozionare comunque il tifoso senza i ghirigori e la spettacolarità che potrebbe dare un De Zerbi. Il miglioramento è evidente, ma la squadra è ancora lontana dal livello di forma ottimale, come dichiarato dallo stesso Mister. La pausa sarà fondamentale per dare una completa oliatura a questi meccanismi, in modo da mostrare finalmente il vero volto di questo nuovo Cagliari. Con sguardo sul prossimo ospite illustre alla Sardegna Arena: il Milan di Gattuso.