Persa una ghiottissima occasione, ma non tutto è da buttare

 di Pietro Piga  articolo letto 1260 volte
Persa una ghiottissima occasione, ma non tutto è da buttare

Il colpo è rimasto in canna. Il Cagliari, ieri pomeriggio, con i tre punti contro il Pescara, avrebbe posto – con tutta probabilità – una pietra tombale sul discorso legato alla salvezza, che avrebbe permesso di continuare il campionato con meno ansie, giocando liberamente e puntando a qualche traguardo più prestigioso.

Invece, a tre minuti dal triplice fischio finale, è arrivata la doccia gelata accesa da Caprari. Un risultato che non è da spazzare via ma che, visto il responso che fino a quel momento aveva dato il campo, lascia l'amaro in bocca. L'esito finale, però, non è solo frutto della poca protezione di Dessena sul cross di Biraghi, i salti a vuoto di Salamon e Bruno Alves e del mal posizionamento di Pisacane in occasione della rete subita, ma anche di altri fattori. Il Cagliari, dopo aver preso l'iniziativa fin dall'inizio e imbastito diverse sortite offensive, ha trovato – meritatamente – il gol con Borriello, che ha dimostrato di non aver perso il vizio di gonfiare la rete. Dopodiché, i rossoblu hanno concesso il fianco al Pescara ma tenendo bene il campo, chiudendo gli spazi e difendendosi senza affanni sia per meriti propri, sia per la troppa imprecisioni della squadra guidata da Massimo Oddo.

Seduti sugli allori, però, si rischia di farsi male da soli e così è stato: ci ha pensato Di Gennaro, che prima si è visto sventolare il cartellino giallo per un recupero irregolare e poi un rosso dopo aver commesso un altro intervento scomposto, a far cominciare la sofferenza; e poi, dall'espulsione, ci si è messo l'atteggiamento remissivo degli altri dieci giocatori, seppur lo schieramento con cui ha corso al riparto Massimo Rastelli non lo imponesse. Nel 4-3-1-1 con Sau a supporto di Borriello, Ceppitelli spostato sulla destra, Salamon in mezzo con Bruno Alves e Isla avanzato a centrocampo, il baricentro – con la passare dei minuti – si è sempre più abbassato, stoppando le iniziative centrali ma non quelle sugli esterni, che hanno portato al pari-beffa. La palla, nei piedi dei rossoblu, è sembrata incandescente: palla lunga e pedale senza badare a completi e gestione del vantaggio che è andato a farsi benedire. Anzi, non c'è proprio stata.

La mentalità, che sembra il punto debole del Cagliari, sta condizionando l'andamento delle gare, anche quelle vinte. Basti pensare a quelle con Crotone, Palermo e Udinese, messe in ghiaccio e poi riportare fuori dal freezer a causa di calo psicologico collettivo. E se la classifica non preoccupa, questa situazione invece sì. Il compito di Rastelli sarà quello di lavorare sulla psiche dei suoi ragazzi, cercando di tenere alta la tensione e di trovare la soluzione per amministrare al meglio i vari momenti all'interno di una partita.

L'allenatore, però, può sorridere: la sfida dell'Adriatico-Cornacchia, infatti, ha evidenziato come Barella si stia sempre più integrando nei meccanismi, dimostrando di poter essere un punto fermo nella zona nevralgica del campo; anche Bruno Alves e Storari, in un periodo più scuro che chiaro, hanno dato dei segnali positivi. Quindi, non tutto è da buttare. E poi c'è Borriello, che ha messo fine al digiuno. Prima della sosta natalizia ci saranno altre tre sfide (contro Napoli, Empoli e Sassuolo) per raggiungere l'obiettivo che ieri è sfuggito, quello di creare il vuoto in classifica.