Qui si fa la rivoluzione?

Direttore responsabile di TuttoCagliari.net, collabora con l'ANSA. Già caporedattore di Tuttomercatoweb, ha scritto anche per Calciomercato.com, RealSports, Zerosettanta.it e Cuorerossoblu.com
 di Christian Seu Twitter:   articolo letto 6003 volte
© foto di Federico De Luca
Qui si fa la rivoluzione?

Ho provato, per curiosità, a rileggere gli editoriali partoriti in coda al campionato scorso. E a quello prima. Spulciando l'archivio, ho scansato un rischio: quello di iniziare per la terza volta di fila i pensierini di fine campionato con quello che, in fondo, è diventato un ritornello: "Finalmente è finita". Rispetto alle ultime stagioni, il quadro è se possibile ancor più desolante. Ma, a differenza delle ultime stagioni, quella andata ingloriosamente in archivio con la gragnuola dello Juventus Stadium, potrebbe costituire davvero uno spartiacque nella storia del club rossoblù. Mai come in queste ore, Massimo Cellino è a un passo dal cedere il pacchetto di maggioranza della società isolana, saldamente in suo possesso da ventidue anni. Fluorsid o cordata americana saranno le prossime ore a dirlo: le proposte ci sono e una delle due è più concreta dell'altra. C'è, da parte dell'attuale proprietà, la ferma volontà di chiudere i conti entro un mese: e l'avvio della nuova stagione agonistica c'entra fino a un certo punto. Del resto, il Cagliari negli ultimi due anni ha vissuto una condizione di perenne precarietà, dettata anzitutto dalla sconcertante vicenda stadio e, negli ultimi mesi, dalla partenza di Cellino per i lidi britannici.

Qui si fa la rivoluzione. O almeno, questo è l'auspicio dei tifosi rossoblù. Dal campo emerge un dato inequivocabile: si è chiuso un ciclo. Non oggi, ma almeno dodici mesi fa, con una salvezza ottenuta più per l'inconsistenza degli avversari che per i meriti acquisiti sul campo. Quest'anno, il calvario è stato persino più estenuante: otto punti in meno rispetto alla passata stagione, il cervellotico esonero del viceallenatore poi ripescato (e promosso) per il rush finale. Ivo Pulga ha avuto il grande merito di serrare le fila e condurre in porto una barca che continua a muoversi in acque limacciose, senza vento a spingerla: "Siamo arrivati esausti alla fine della stagione, non correvamo più", ha detto nella pancia dello Juventus Stadium. Le gambe, ma ancor di più la testa: Avelar praticamente ceduto al Leeds e all'ultimo minuto bloccato dai soliti casini burocratici; Tabanelli che proprio per lo Yorkshire era stato acquisito; Conti e Cossu in scadenza e incerti del proprio destino; Ibraimi da reietto e titolare inamovibile; Pinilla irriconoscibile e pronto a salpare; Bastrini, arrivato come vice Avelar e schierato appena nell'inutile gara di Torino, per giunta come centrale. Confusione totale, appena mitigata dal rigore di Pulga. 

Restiamo agli aspetti tecnici. Da dove ripartire? Daniele Conti alla fine resterà. Non così Cossu, probabilmente, anche se la sua storia in rossoblù meriterebbe un epilogo differente da quello che si sta prefigurando. Davide Astori potrebbe lasciare la Sardegna: ha creduto più di altri nella maglia, ma la mancata convocazione ai mondiali potrebbe spingerlo a salpare verso altri lidi. In attacco si ripartirà da Ibarbo e Sau, per il resto sarà rifondazione, con Adryan che potrebbe scalare posizioni nelle gerarchie. Vecino e Silvestri, acquisti di gennaio, saranno confermati. Bastrini e Ibraimi quasi sicuramente no. Il resto, lo dirà la nuova proprietà: sarà disposta a investire sin da subito anche per potenziare l'organico? E con quale criterio? Lavorare su un settore giovanile che per fare il salto di qualità necessiterebbe soltanto di robusti investimenti o puntare a giocatori già affermati, magari nel tentativo di ottenere sin da subito un piazzamento quanto più vicino possibile alla colonna di sinistra della classifica? 

Postilla finale. 
Ero allo Juventus Stadium, questo pomeriggio. Come ogni tifoso rossoblù con un minimo di sale in zucca, non mi aspettavo una vittoria dei ragazzi di Pulga. Un po' di dignità, però, sì. D'accordo la stanchezza, la rassegnazione, persino un po' di soggezione, di fronte a quarantamila persone festanti: il Cagliari però ha rinunciato del tutto a dire la propria, lasciandosi travolgere dal clima di festa dei Campioni d'Italia, senza affondare neppure quando la Juventus ha iniziato a trotterellare. Ecco, anche da qui speriamo parta la rivoluzione: applaudiamo le sconfitte, sproniamo i nostri beniamini. Ma in cambio, chiediamo accoratamente che prestazioni come quella di stasera finiscano definitivamente nel cassetto dei "mai più".