Una lancia smussata

22.09.2018 19:00 di Francesco Ortu  articolo letto 1025 volte
© foto di Insidefoto/Image Sport
Una lancia smussata

Il Cagliari perde per 2-0 a Parma nell'anticipo della 5a. giornata di Serie A, mostrando i primi deficit dovuti alla mancanza di alternative in panchine, non colmate durante il mercato estivo.

Al Tardini Barella e compagni partono forte mettendo in pressing i gialloblu così come fatto contro il Milan. La sterilità del possesso palla, dovuta anche al muro innalzato dal tecnico D'Aversa non permette ai rossoblù di sfondare. Il Parma invece gioca principalmente di contropiede: lancio dalle retrovie di Dimarco per Inglese che elude la marcatura di Romagna, entra in area e insacca di faccia dopo l'iniziale ribattuta di Cragno. La reazione del Cagliari è poca cosa, se non per qualche corner guadagnato e calciato direttamente tra le braccia di Sepe.

Nella ripresa il Parma prende coraggio e raddoppia al 3': Sau non aggancia un pallone dentro l'area innescando indirettamente il capovolgimento di fronte, con Gervinho che prende palla sulla propria trequarti e si invola verso la porte superando come birilli Barella, Lykogiannis, Romagna e Klavan, entra in area e calcia di destro col pallone che sbatte sul primo palo coperto da Cragno e si insacca. Un coast to coast fenomenale e una mazzata per gli uomini di Maran.

Il Cagliari ci prova senza mai impensierire, appare confuso e senza la minima idea. La vittoria dei padroni di casa è assolutamente meritata.

Perché questa involuzione? Sono bastate così poche assenze per minare quella macchina oleata che abbiamo visto nelle ultime uscite? Se in passato la colpa era attribuibile ad un inesistente schema tattico quest’oggi si può dire che siamo di fronte a problemi individuali, ignorati durante la sessione estiva di mercato. Problemi erano stati messi in risalto più volte anche lo scorso anno, ma venuti fuori oggi con maggior forza ed enfasi: mancano rincalzi adeguati, basti pensare che Padoin non era inizialmente il terzino sinistro titolare ma la pochezza dei compagni di reparto gli ha permesso di scavalcare facilmente le gerarchie; un altro aspetto più preoccupante è sicuramente quello della mancanza di attaccanti all’altezza ad esclusione di Pavoletti, assente nel pomeriggio per un attacco di lombalgia.

Partiamo dal terzino: Lykogiannis riconferma assolutamente i suoi evidenti limiti. La mobilità è quasi nulla per l’esterno greco, non riesce mai a saltare l’uomo ed è sempre costretto al passaggio indietro. Offensivamente trasparente, non si vede mai e quando entra in scena perde spesso il pallone non riuscendo a fornire qualche pallone giocabile in area. Difensivamente (che dovrebbe essere la motivazione principale del suo schieramento odierno) dà un apporto minimo, perdendo sempre l’uomo in rapidità e il pallone nelle zone nevralgiche del campo. 

Caso più spinoso è quello dell’attacco. Abbiamo parlato tante volte dei singoli e delle criticità che, da tempi non sospetti, attanagliano il reparto. Ma come si suol dire “repetita iuvant”. Al di fuori di Pavo-Gol nessuno è capace di segnare, inoltre non c’è un giocatore adatto a supportarlo come spalla sia tatticamente che tecnicamente. Tralasciando Cerri, che ha lo stesso ruolo dell'ex Napoli, l’indice va puntato sulle seconde punte. Su Sau e Farias ci siamo già espressi tante, troppe volte. Il barbaricino non ha più nulla dell’attaccante visto sino a qualche stagione fa, talvolta non appare neanche adatto alla categoria: mai un movimento corretto, uno stop o un tiro verso la porta. Spesso si dimostra statico, non partecipa alla manovra, si limita a “dribblare l’aria” e restituire la palla all’indietro. Discorso uguale contrario per Farias: il brasiliano è l’unico che, con la sua velocità può spaccare le difese avversarie ma non riesce mai a farlo in maniera decisiva. C'è da domandarsi perchè la Società abbia confermato attaccanti che hanno realizzato tre reti in due la stagione passata.  Perché, nonostante i trascorsi, si è perseguito con questa scelta invece che andare alla ricerca di un po’ di sicurezza in un reparto tanto delicato quanto fondamentale?

La società dovrà riflettere, valutare e correre ai ripari. Nel mercato di gennaio bisognerà porre rimedio a questi buchi della rosa, perché la salvezza non può passare esclusivamente per le mani di Pavoletti. La lancia si è infatti dimostrata smussata ed incapace di far male, starà quindi ai dirigenti ricorrere all’ “arrotino” per fare in modo che possa di nuovo tornare a ferire.