Borriello: “A Cagliari sto da re, non mi muoverei. Juve? Dovremo ricordarci le quattro pappine dell’andata”

 di Pietro Piga  articolo letto 2880 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Borriello: “A Cagliari sto da re, non mi muoverei. Juve? Dovremo ricordarci le quattro pappine dell’andata”

Marco Borriello, alle prese con un problema muscolare, proverà in tutti i modi a recuperare per sfidare la Juventus, una delle due ex squadre.

L’attaccante del Cagliari, intervistato dai colleghi de La Gazzetta dello Sport, ha pronunciato queste parole: “Alla Juve sono stato poco e ho imparato tanto. Sei mesi mi hanno regalato uno scudetto che sento mio al di là del “famoso” gol di Cesena, mi hanno permesso di conoscere lo spessore umano di Conte e fatto capire “da dentro” perché dominano da anni: rivinceranno lo scudetto, possono perderlo solo loro. E’ un club che sa riconoscere il talento, non sbaglia quando compra giocatori, costruisce con razionalità: squadre che hanno gambe e cervelli così, e ce ne siamo accorti all’andata. Arrivavamo da un 3-0 all’Atalanta, sull’entusiasmo siamo andati a giocarcela alla pari e con loro non si può. Quattro pappine e a casa, domani quel ricordo ci servirà.

Gol dell’ex? Per forza mi riescono meglio: sono ex di quasi tutte! Il gol che mi ha dato più gusto? Al Milan con la Roma: ce l’avevo ancora con Galliani, non con i tifosi rossoneri anche se mi massacravano di cori, e fu un segno del destino, il pallone mi andò a sbattere sullo stinco. Ma anche segnare alla Juve non fu male: con il Genoa e poi con il Carpi, il giorno che Allegri si strappò la giacca di dosso.

Paragone con Gigi Riva? Il primo a dirmelo fu Boninsegna, nelle nazionali giovanili: “Sai che assomigli a Gigi Riva?”. Per un sacco non ci ho pensato, per me Riva era un mito in bianco e nero, il nome che vidi in cima al tabellone dei marcatori azzurri il giorno che entrai a Coverciano: 35 gol. Poi arrivo a Cagliari, il suo regno, e la gente cosa mi dice? “Assomigli a Riva”. Non subito: gli scettici ci sono sempre, ma credo di aver conquistato anche loro. Ora al Cagliari sto da re, anche perché avverto una bellissima energia intorno: ho un contratto fino al 2018 se ci salviamo, non mi sento certo a fine carriera e se è per me non mi muovo. Sempre che vada bene anche al presidente Giulini.

Allenatore speciale? Tanti: Ancelotti mi ha fatto debuttare in A, con Leonardo mi sono divertito, Gasperini è stato un grande insegnante di calcio, Rastelli mi sta regalando una seconda giovinezza e mi ricorda Allegri, ma umanamente è Conte quello che mi ha dato di più. Perché alla Juve ero un uomo in difficoltà e mi ha aiutato. Avevo i tifosi contro: fischi, striscioni, 'Mercenario senza onore e dignità', malumore dallo stadio fin dentro lo spogliatoio. Allora fece una gran cosa: organizzò un incontro pacificatore. Lui, io e due capi tifosi, per spiegargli che non avevo mai rifiutato la Juve. A lui credettero, e fu tregua all’improvviso.

Il futuro di Borriello? Sempre nel calcio, ma non so quale. Di sicuro non farò l’allenatore: è da quando avevo 14 anni che rispetto regole e orari, controllo cibo e sonno, faccio vacanze solo a Natale e a giugno. Basterà così, quando deciderò di smettere. Magari faccio il procuratore, o il consulente: credo di avere occhio per il talento”.