Bruno Alves: “Juve, possiamo batterti. Higuain? Si può limitare col lavoro di squadra”

 di Pietro Piga  articolo letto 2194 volte
© foto di Federico De Luca
Bruno Alves: “Juve, possiamo batterti. Higuain? Si può limitare col lavoro di squadra”

In un Cagliari incerottato, una della poche cose certe contro la Juventus sarà la presenza, in mezzo alla difesa, di Bruno Alves. Il centrale difensivo portoghese, alla vigilia della sfida contro i bianconeri, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport.

Queste le sue dichiarazioni: “La Juventus, in ogni ruolo, ha ottimi giocatori, quasi tutti nazionali. Dovremo stare molto attenti ma possiamo lottare e possiamo provare a giocarcela. E’ possibile fare una buona partita ed è possibile vincere. Tutto è possibile ma solo se insieme crediamo in quello che facciamo perché solo in questo modo le difficoltà della partita passano in secondo piano. Non ci preoccupano le responsabilità ma una volta scesi in campo e vedendo lo stadio pieno penseremo solo a fare del nostro meglio per ottenere punti per il Cagliari. La stiamo vivendo molto serenamente e quando usciremo dal tunnel sentiremo solo le urla dei nostri tifosi.

Uno come Higuain è un attaccante incredibile. Puoi limitarlo solo con l’aiuto di tutta la squadra. Dovremo stare molto attenti a come si muove perché è pericoloso quando ha la palla ma anche quando va a cercare gli spazi. Ci vorrà una gara ad alta concentrazione. Forse ho affrontato qualcuno da avversario con la maglia della nazionale e conosco Alex Sandro perché abbiamo giocato insieme ai tempi del Porto. Chi toglierei ai bianconeri? Nessuno in particolare. Voglio divertirmi e quando affronti formazioni del calibro di Juventus, Milan, Inter, Napoli o Fiorentina non puoi che avere grandi motivazioni. Mi piace competere con i migliori, sono venuto in Italia apposta.

L’arrivo al Cagliari? Avevo chiuso la mia esperienza in Turchia perché il contratto con il Fenerbahce era arrivato alla fine e quando il presidente Giulini mi ha raccontato del progetto del Cagliari, mi ha conquistato. Sono qui per fare del mio meglio. Ho due anni di contratto e poi si vedrà. In ogni caso credo che la squadra possa ancora crescere. Ho conquistato i tifosi? Questo mi ha sorpreso perché non mi aspettavo una così grande manifestazione di affetto da parte dei nostri sostenitori. E’ una grande motivazione in più per me per fare sempre meglio. E’ una sensazione speciale sentire scandire il mio nome dagli spalti e forse loro si sono affezionati a me perché vedono che combatto sempre. Io penso sempre a fare del mio meglio per aiutare i compagni e sono felice che questa sia la risposta del pubblico.

Tanti gol subiti? E’ stato difficile per me perché non ero abituato a subire tanti gol, ma l’aspetto che più conta è fare punti per salvare quanto prima la squadra. Tutto si può migliorare e ci stiamo lavorando, ma il primo obiettivo, a prescindere da come sono andate le cose in fase difensiva, è arrivare al nostro traguardo. Bilancio? E’ un campionato molto competitivo, le gare sono molto intense e l’aspetto tattico è fondamentale. L’esperienza qui non conta, devi ripartire da zero e adattarti perché qui ci si allena duramente e c’è una grande differenza rispetto al calcio che si applica nel resto del mondo. Nazionale? Bisogna sempre lavorare per non perdere il passo perché sarò fiero di vestire ancora quella maglia. So che devo spingere al massimo me stesso non solo per il Cagliari ma anche per il Portogallo. E vincere l’Europeo è stata una grandissima gioia.

L’amicizia con Cristiano Ronaldo? E’ già stato qui in Sardegna in vacanza diverse volte e quando abbiamo parlato della proposta che mi aveva fatto il Cagliari, mi ha spinto ad accettare. Mi ha detto che il calcio italiano era molto bello e non ci ho messo molto a dargli retta. 

Gli attaccanti più difficili da sfidare? Bacca, Pavoletti, Lapadula, Icardi, ma potrei continuare. Sono tanti, ma giocare contro di loro mi motiva parecchio perché sono tra i migliori al mondo. Il futuro? Ho tante idee e tanti hobby da curare. Ora penso solo al calcio e poi mi dedicherò alla famiglia. Vengo da tre generazioni di calciatori professionisti e quindi credo che il calcio rimarrà nella mia vita. Mi piacerebbe insegnare ai giovani tutto quello che ho imparato. E poi curare le mie passioni, il Brasilianju-jitsu e il foot volley. Ma ora penso solo al calcio e alla salvezza del Cagliari”.