Napoli-Cagliari, la bellezza di una rivalità senza confronti

21.12.2013 00:58 di Nicola Atzori   Vedi letture
© foto di Vincenzo Balzano
Napoli-Cagliari, la bellezza di una rivalità senza confronti

Difficile trovare una squadra, soprattutto a livelli professionistici, che consideri tutte le partite uguali alle altre. A insegnarlo è la storia dei derby, la vita del campionato italiano di calcio. Praticamente dalla sua origine, ogni club ha trovato la sua nemesi. Ma come è vero che i tifosi odiano le rivalità, è vero anche il contrario: la rivalità accende gli animi, da valore e senso speciale agli incontri, è il sale del match. E allora ecco che si originano le spettacolari battaglie coreografiche tra tifoserie, gli sfottò, le provocazioni e, purtroppo, la violenza. Milan e Inter, Juventus e Torino, Roma e Lazio, Genoa e Sampdoria, Palermo e Catania: tutte partite che son riuscite a originare scontri epici, che difficilmente la storia del calcio potrà dimenticare. Sono le partite in cui le azioni dei calciatori diventano le gesta dei miti, quelle in cui l’epica torna in vita per 90 minuti. Derby territoriali, dunque, ma non solo. Come non citare il famosissimo derby d'Italia, quello che Gianni Brera aveva coniato per definire una delle sfide più belle di tutti i tempi, quella tra Inter e Juventus. Come non citare il Derby del sole, tra Roma e Napoli? Come non citare il derby delle isole, tra Cagliari e Palermo? Naturalmente non tutti i derby per le squadre contano allo stesso modo, ogni squadra ha una propria rivale storica: la Squadra da battere per eccellenza. Per la Juventus è l’Inter, per l’Inter è il Milan e viceversa, per il Cagliari.. il Napoli. Già, il Napoli, nessuna squadra riesce ad accendere i tifosi rossoblù come la compagine partenopea: non il Milan, l’Inter o la Juve, il Nemico (sportivamente parlando sia chiaro) è il Napoli. Una rivalità, quella con gli azzurri, nata quasi per esigenza.

Il Cagliari è andato incontro infatti a un fenomeno unico in Italia. Seminando nelle categorie inferiori tutte le “colleghe sarde”, i rossoblù, da squadra cittadina sono diventati un simbolo. Una squadra regionale, una sorta di nazionale, orgoglio di una terra. La Squadra Sarda per eccellenza. E in effetti nessuna squadra italiana è arrivata a rappresentare un popolo quanto quella rossoblù. Il Cagliari è ora la Sardegna intera: il capoluogo, Oristano, Nuoro, Alghero, Olbia e ormai perfino Sassari sono rossoblù. La Sardegna è rossoblù. Il rossoblù è la Sardegna. Non a caso si attribuisce al Cagliari dello scudetto quello che è un miracolo antropologico: unire finalmente tutti i sardi, farne una grande e orgogliosa famiglia.

Tuttavia, se da un certo punto di vista ciò può apparire poetico e straordinario, al Cagliari nelle nuove vesti di ambasciatore sardo, è venuto a mancare una cosa fondamentale: il Derby. Una mancanza, tuttavia, durata ben poco.

C’è da dire che inizialmente i rapporti tra Cagliari e Napoli erano tutto tranne che ostili, entrambe le squadre sembravano essere unite dalla lotta contro lo strapotere del Nord. Sotto il vesuvio si festeggiò lo scudetto del Cagliari in tutte le strade, quasi come fosse stato vinto dagli azzurri. Il Sud, per la prima volta un Isola, la “meravigliosa Sardegna” aveva beffato il Nord. All’inizio degli anni ’90, tuttavia, il rapporto si inizia a incrinare: Daniel Fonseca, idolo della tifoseria sarda, si traferisce nel 1992 sotto il Vesuvio e i tifosi non la prendono bene. Alla successiva partita contro il Napoli al Sant’Elia lo sommergono di fischi. Fonseca si vendicherà l’anno dopo, segnando una doppietta ai Sardi e facendo il gesto dell’ombrello ai tifosi rossoblù. La vera goccia che fa traboccare il vaso cade però nel 1997. Al San Paolo si gioca lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza: I Sardi accorrono in massa e i 4 mori spuntano ovunque nelle gradinate dell’impianto di Fuorigrotta. Tuttavia, quello che sarebbe dovuto essere un campo neutro, si rivelò non esserlo affatto. I tifosi partenopei si schierarono in massa dalla parte emiliana. Il Cagliari perse e retrocesse mentre i napoletani gioiavano sugli spalti come per la conquista di uno scudetto. Molti sardi vennero presi di mira dalle forze dell’ordine provocando decine di feriti. E il Cagliari e i suoi tifosi presero la via del ritorno, umiliati e scherniti dai quelli azzurri. Nonostante il Cagliari raggiunse nuovamente la Serie A l’anno successivo, in Sardegna  questa volta non dimenticarono: dal 1997 per quasi 15 anni il Napoli non portò più via i tre punti dal Sant’Elia. Squadra e pubblico difendevano strenuamente il campo, quasi fosse questione di vita o di morte. E quanti ricordi di questo periodo: la vittoria beffa al San Paolo del 2007 con due gol firmati da Matri e Foggia nella gara che sanciva il ritorno in serie A del Napoli dopo il fallimento, la vittoria all’ultimo respiro nella stessa stagione firmata stavolta da Matri e Conti a ribaltare il risultato nel 93’ e 94’ minuto con un Cellino che urlava scatenato “Napoletani Bast…!!!!”.  E poi un'altra beffa per il Napoli al San Paolo: ancora una volta Conti nel finale toglie i tre punti al Napoli. Sotto il Vesuvio pensano a una maledizione e i tifosi rossoblù godono di questo. Tuttavia gli azzurri si rafforzano e a partire dal 2010 il Cagliari inizia a faticare nel tener testa a un Napoli sempre più ricco e farcito di fenomeni. Dopo il rocambolesco 3 a 3 del Sant’Elia, Ezequiel Lavezzi, detto “Il Pocho” rompe l’incantesimo: al 94’ finalizza un contropiede letale e sfata il tabù del Sant’Elia. Negli anni successivi Cagliari Napoli diventerà un classico con risultati e prestazioni incredibili. 2 a 1, 3 a 2, 6 a 3 sono solo alcuni degli ultimi capitoli di una storia e di una rivalità prossima a regalarci un altro (si spera) appassionante capitolo.