Barella: “Prima non avevo la testa giusta, ora mi sento davvero parte della squadra”

 di Pietro Piga  articolo letto 1314 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Barella: “Prima non avevo la testa giusta, ora mi sento davvero parte della squadra”

Nicolò Barella disputerà, domenica pomeriggio contro l’Empoli, l’ultima partita della stagione col Cagliari perché partirà per Roma e poi per la Corea del Sud, in cui giocherà il Mondiale Under 20 con la Nazionale: “Andare ai Mondiali Under 20 è un orgoglio. Se ci sono arrivato lo devo al Cagliari che ha creduto in me. Essere cresciuto nel settore giovanile rossoblù, poi, è motivo di ulteriore orgoglio. Cercheremo di ottenere il massimo. Non abbiamo nomi altisonanti, siamo umili ma carichi al punto giusto. L’Under 21? Non nego che mi avrebbe fatto piacere, ma sono contento di continuare a fare parte di questo gruppo perché potrò disputare i Mondiali”, commenta a L’Unione Sarda.

Il centrocampista, punto fermo dei rossoblù, parla della sua annata in serie A: “Dopo le partite con Udinese e Chievo mi sono sentito davvero parte della squadra. Il prestito dell’anno scorso a Como mi ha svegliato e responsabilizzato. Ero abituato a essere coccolato da tutti, lì ho capito cosa significa lottare per qualcosa, dover andare a mille all’ora per conquistare il posto e la fiducia di chi ti sta intorno. Prima mi sentivo già arrivato, non avevo la testa giusta di chi si deve guadagnare ogni giorno il posto”.

“Conti, Cossu e Pisano mi hanno dato dei consigli più comportamentali che tecnici. Mi hanno spiegato che cosa vuol dire giocare nel Cagliari. Chi ha creduto più in me è stato Matteoli. Mi ha fatto sentire subito importante e preso a calci nel sedere quando serviva. Nel mio cuore c’è Franco Masia. Non ho un carattere facile e lui è riuscito ad indirizzarmi. Gianluca Festa mi ha dato la spinta, mi ha fatto esordire in A e mi ha voluto a Como”, prosegue Barella.

Che conclude parlando del suo numero di maglia, il 18: “È stato il presidente Giulini a sceglierlo due anni fa e non l’ho più lasciato. Il presidente è molto presente, per lui il rapporto umano viene prima di tutto. Il suo sostegno durante l’esperienza a Como è stato prezioso”.