Cronaca di un pomeriggio napoletano
Sono le 12 circa quando arriviamo nel piazzale antistante il San Paolo. Quando si va a Napoli, da sardi, c'è sempre molta prudenza a non farsi scoprire, quindi niente sciarpe rossoblù, nè bandiere con i quattro mori. La curiosità è molta, osserviamo attenti la vivacità dei partenopei, tutti molto attivi e laboriosi, per cercare di monetizzare qualcosa per le proprie tasche dall'evento sportivo. I "custodi" abusivi dei parcheggi sono subito molto più sfacciati e spavaldi di quanto siamo abituati a vedere in Sardegna. Allora, mancia doverosa onde prevenire noie e grattacapi, sia sul momento che spiacevoli sorprese dopo la partita. Ci avviamo ai cancelli, dove spopolano le bancarelle coi gadget "azzurri", e le immancabili cartoline inneggianti a Diego. Abituati al vecchio "Sant'Elia" e all'"Olimpico", ci incamminiamo a ritirare l'accredito presso il botteghino autorizzato. La ricerca dell'addetta partenopea è vana, e per qualche istante ci preoccupiamo che qualcosa vada storto. Poi lei che ci rivolge la fatidica domanda:"Ma dovete lavorare"? La risposta è affermativa, allora ci indica che il nostro nome figura in lista qualche cancello più in là.
Rincuorati, estraiamo carta di identità e richiesta del direttore, finalmente gli steward ci rispondono che è tutto ok, depennandoci dalla lista in mano loro. Varcato il prefiltraggio, uno dei responsabili, in ascensore, ci accompagna verso la tribuna a noi riservata. Sono le 13, ancora due ore per l'inizio del match, si chiacchera un pò coi colleghi rivali per carpire qualche chicca sui padroni di casa, ricambiando con le nostre conoscenze Isolane. Trascorsi una trentina di minuti, aspettiamo anche i "connazionali", coi quali in settimana si è messaggiato per gli aggiornamenti di rito. Noi siamo nel settore C, riservato alle testate web. Con la coda dell'occhio vediamo arrivare Vittorio Sanna, posizionato nel B, al quale segue qualche minuto dopo Sergio Demuru, infine Gaggini. Inutile tentare di affiancarli, gli steward sono maniacali nel non concedere nulla. Triste è non vedere dal colpo d'occhio globale alcun simbolo sardo. Però sappiamo che qualcuno, mimetizzato e silenzioso, c'è. Marco e Pierluigi chiamano al cellulare, sono esattamente di fronte a noi, all'altezza della scalinata 13 dei distinti. Giusto un cenno reciproco con le braccia. Esce Agazzi per scaldarsi. Banale precisare che viene inondato di fischi. Poi il Cagliari al completo. Altra valanga di fischi.
Ai quali si contrappongono incitamenti e applausi ai propri beniamini, che si scaldano sotto la curva B. Sotto di noi, la cinquina arbitrale. Arrivano le formazioni, con uno slalom fra gli steward avviciniamo Sergio per chiedergli lumi sulla panchina di Sau, gentilmente ci risponde che trattasi di scelta tecnica. All'ingresso delle squadre in campo, e all'ingresso delle squadre in campo, ecco messa a nudo l'ostilità fra le tifoserie: a differenza di quanto avviene in gran parte degli altri stadi, dove il tifo organizzato è in una singola curva, almeno qui in questo momento è indefinito, entrambe, unite e compatte, gridano a squarciagola, ritmato, il coro "o-di-o Ca-glia-ri o-di-o Ca-gli-ari". Ibarbo ci porta in vantaggio. Colleghi di casa amutoliti, tanto che sentiamo Vittorio Sanna gioire, a 10 metri da noi. Un sorriso reciproco d'intesa, per dirci "dai, bene cosi". Chiudiamo il primo tempo in vantaggio, scendiamo insieme a Sergio per 5 minuti di pausa, nei quali ci scambiamo le opinioni sull'infortunio di Rossettini e il fallo in area non fischiato a Cavani. Pronti-via, l'1-1 è servito. Gongoliamo quando sembra annullato, ma la doccia è gelida tre minuti dopo, per la convalida. 2-1 per il Napoli poco dopo. Ma Sau si scalda. Nelle grandi piazze non ha mai tradito, Favorita, Olimpico ambo le sponde, San Siro. Confidiamo in lui. Non delude. Primo pallone giocabile, eurogol. Il pari sembra cosi arrivare, giusto ed equo. Ma la beffa è in agguato. Deviazione galeotta, come quando Villa spiazzò Sterchele su tiro di Iacopino, sempre al 94', in Cagliari-Sampdoria 3-4 del '97. Scendiamo per le interviste. Questa volta in ascensore c'è anche Riccardo Cucchi, inevitabile stare sull'attenti al cospetto del titanico collega. Prendiamo posto poi in mix zone, bello l'abbraccio fra Ibarbo e i colombiani partenopei Armero e Zuniga. Infine, conferenza stampa. Un "cinque" di saluto a Sergio e Vittorio, e si lascia il San Paolo.
