Moreno sul Como: "Un modello spagnolo adattato alla Serie A. Serve coraggio"

Moreno sul Como: "Un modello spagnolo adattato alla Serie A. Serve coraggio"
Oggi alle 11:45Altre notizie
di Giorgia Zuddas

L'allenatore spagnolo Robert Moreno, intervistato da TuttoMercatoWeb.com, ha parlato del percorso del Como guidato da Cesc Fabregas, soffermandosi sul progetto del club lariano e sulle qualità dell'ex centrocampista già ai tempi in cui lo allenava al Monaco.

C'è uno spagnolo che sta trionfando in Italia: Cesc Fabregas. Che idea si è fatto del suo Como?

“Il Como è uno dei progetti più interessanti del calcio europeo in questo momento, e non lo dico per il mio rapporto con Cesc, lo dico perché quello che stanno costruendo ha una coerenza che è rara nel calcio moderno. Il suo modello di gioco ha radici chiaramente spagnole: possesso lavorato, uscita pulita dal basso, pressing organizzato. Ma l’aspetto affascinante è che quel modello non viene importato meccanicamente, ma viene adattato al campionato italiano, con tutto quello che questo richiede. Ed è enormemente difficile farlo bene. E a questo si aggiunge la scommessa sui giovani giocatori di grande talento. Per farlo bisogna avere coraggio. Quello che trovo più prezioso in quello che sta facendo il Como è dimostrare che la Serie A può assorbire e arricchire quella filosofia, non rifiutarla. Il calcio italiano ha sempre avuto giocatori con un’intelligenza tattica individuale straordinaria. Quando questo si combina con un’idea di gioco collettiva chiara, il risultato può essere qualcosa di molto speciale”.

Che ricordo ha di Fabregas come giocatore? Ci può raccontare qualche aneddoto di quando era con lui?

“Avere Cesc in campo era come avere un allenatore dentro il terreno di gioco. E fuori dal campo era come avere il tuo stesso io là dentro, qualcuno che poteva dare indicazioni agli altri giocatori, che capiva esattamente cosa serviva perché pensava come pensi tu. Ma quello che mi impressionava di più di Cesc non era solo la sua intelligenza tattica durante le partite, bensì quello che accadeva negli allenamenti. Aveva un interesse genuino, quasi ossessivo, per il lavoro che facevamo. Ricordo in particolare il lavoro individuale che abbiamo svolto con giocatori come Tchouaméni – che oggi è al Real Madrid – per sviluppare determinate caratteristiche che andavano affinate. Cesc restava a guardare. Voleva ascoltare, capire il perché di ogni esercizio. In quel momento era già chiaro che c’era qualcosa di più in lui di un calciatore straordinario. C’era già un allenatore in attesa. Quello che sta ottenendo al Como, la scommessa che sta facendo sui giovani, il modo in cui sta costruendo un modello di gioco in condizioni molto esigenti, per me non è una sorpresa. Lo avevo visto arrivare”.