Perinetti svela il retroscena su Cellino: "Mi chiamava anche alle due di notte per sapere l’età dei giocatori"
Mercoledì 7 ottobre, all’Hotel New Energy Valdichiana di Arezzo, è andata in scena la quindicesima edizione dell’incontro I protagonisti del calcio si raccontano. Ospite dell’appuntamento è stato Giorgio Perinetti, dirigente sportivo e attuale direttore generale dell’Athletic Palermo, che ha ripercorso alcune tappe della propria carriera dialogando con l’ideatore del format Donato Alfini.
Nel corso dell’intervista sono emersi aneddoti legati ad allenatori e presidenti incontrati nel mondo del calcio, riflessioni sull’evoluzione del ruolo del direttore sportivo e un toccante ricordo della figlia Emanuela.
IL RAPPORTO CON CONTE E I RICORDI DI AREZZO
Perinetti ha raccontato di aver conosciuto Antonio Conte durante la sua esperienza da calciatore alla Juventus, riconoscendone fin da subito le qualità caratteriali e le potenzialità in panchina. Tra i ricordi legati alla propria carriera ha citato anche alcuni episodi vissuti ad Arezzo, soffermandosi sulle visite in città insieme a Viola e sulla passione di quest’ultimo per i fagioli all’uccelletto.
IL RETROSCENA SU CELLINO
Uno dei passaggi più curiosi dell’incontro ha riguardato il rapporto con alcuni presidenti del calcio italiano. Perinetti ha ricordato le esperienze con Massimo Moratti, Zamparini, Preziosi e Massimo Cellino, sottolineando quanto potessero essere impegnativi i rapporti con personalità così forti.
«Ho avuto a che fare con i presidenti più speciali. Ho avuto qualche difficoltà con presidenti più imprenditori come Sensi, Viola e Ferlaino, mentre con altri come Zamparini, Preziosi e Cellino ho sfiorato il manicomio».
Sul suo rapporto con l’ex presidente del Cagliari, il dirigente ha poi aggiunto un particolare significativo: «Con Cellino dovevo avere sempre due telefoni a portata di mano, mi chiamava anche alle due di notte per sapere l’età dei giocatori. Questo insegna che il calcio non ha orari».
COME È CAMBIATO IL RUOLO DEL DIRETTORE SPORTIVO
Perinetti ha ripercorso anche le origini della propria passione per il calcio e il percorso che lo ha portato a diventare dirigente. La possibilità di osservare le partite senza il condizionamento del tifo, ha spiegato, gli ha permesso di sviluppare uno sguardo analitico utile nel corso della carriera.
Il dirigente ha quindi evidenziato i cambiamenti che hanno interessato la figura del direttore sportivo: se in passato il lavoro era maggiormente legato alla gestione della società, alla sostenibilità economica e alla crescita del club, oggi le relazioni con procuratori e interlocutori esterni hanno assunto un peso crescente.
Perinetti ha inoltre sottolineato l’importanza di un rapporto solido tra allenatore e direttore sportivo, indicando nel dialogo e nella condivisione delle scelte due elementi fondamentali per il funzionamento di una società.
IL RICORDO DI EMANUELA E LA BATTAGLIA CONTRO I DISTURBI ALIMENTARI
La parte più personale dell’incontro è stata dedicata a Emanuela Perinetti, figlia del dirigente, scomparsa il 29 novembre 2023. La sua storia è al centro del libro Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello, attraverso il quale il padre ha voluto contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi alimentari.
«Mia figlia Emanuela faceva marketing sportivo, aveva una carriera avviata. Purtroppo, è stata colpita da dei disturbi alimentari. Sono cose gestibili se le intuisci subito, ma purtroppo non avevo gli strumenti e le conoscenze per farlo».
Perinetti ha poi spiegato il significato del titolo del volume, legato alla difficoltà di riconoscere tempestivamente i segnali della malattia: «Il titolo del mio libro è emblematico, perché racconta di segnali che non ho visto arrivare di un problema tutt'ora molto sottovalutato. Questo è stato il mio dramma più feroce: essere impotente di fronte a questa situazione».
