Buon compleanno, mito!
Maledico il primo febbraio 1976, giorno dell'addio al calcio. E maledico il fatto che non abbia avuto gli onori che merita. Forse perché nella storia del nostro football è stato l'unico a dir “no, grazie” ai tentativi d'approccio di Juve e milanesi, che avrebbero fatto ponti d'oro a lui e alla dirigenza dell'epoca per tesserarlo. Gigi Riva compie 65 anni, cifra tonda che fa pensare al tempo che passa allontanando senza comunque affievolire il ricordo del mito. Un mito irripetibile, perché quei pochi anni che ha giocato al calcio li ha vissuti da protagonista, da campione vero. Senza manfrine, con la consapevolezza d'essere il numero 1 e la stessa umiltà di quando sbarcò per la prima volta in Sardegna. “Riva è Riva, e chi lo critica è un emerito cretino”, dichiarò una volta Gianni Brera, uno che di calcio sapeva, e pure tanto. Passano gli attimi, diventano giorni, mesi, anni. Quant'è strano sapere che l'idolo di quand'eri bambino è ormai un nonno e ha quasi l'età di tuo padre.
E quant'è strano illudersi ancora oggi che un giorno quel signore cui tanto tenevi tanti anni fa tornerà a indossare la maglia del Cagliari numero 11. Che hanno ritirato come hanno fatto per altri campioni, “steccando” però i tempi. Magari avrebbero dovuta toglierla di mezzo prima quella maglia, trentatré anni fa, appunto, quando giocò la sua ultima partita in serie A, contro il Milan. E magari farebbero bene a togliere anche la numero 11 della Nazionale, visto e considerato che il suo record di marcature in Azzurro (realizzate con una media-gol pazzesca) è da 36 anni che resiste. Pensare che quello di Meazza, infranto proprio da Rombo di tuono, resistette 34 anni, due in meno. Riva, bandiera del nostro calcio. Con tutto il rispetto bandiera più di Maldini e Rivera, Facchetti, Bergomi e Totti. Perché è facile essere bandiera in uno squadrone. Buon compleanno, mito.
