NON SI FANNO PARAGONI 

NON SI FANNO PARAGONI 
Ieri alle 09:15Il punto
di Vittorio Sanna
Vittorio Sanna, giornalista e scrittore, per i tifosi rossoblù "la voce del Cagliari". Nella sua trentennale carriera ha raccontato in radiocronaca oltre 700 partite, quasi 600 in serie A. Uno dei più accreditati storici del Cagliari

di Vittorio Sanna

Diciotto punti già ottenuti contro i 17 del girone d’andata di un anno fa, quando con la vittoria a Monza si fece un bel balzo in avanti agganciando il quartultimo posto in condivisione. Sei punti di vantaggio sulla terzultima con una partita da giocare. Ma anche un’idea nuova, quella di crescere e staccarsi dal solito “compito salvezza” che caratterizza il Cagliari da più di un decennio. Due partite, a Cremona e a Genova, in quattro giorni, che possono rappresentare uno step importante, anche dal punto di vista mentale. Nella scala dei bisogni l’abitudine è lottare per la sopravvivenza in serie A. L’allarme suona solo quando si sta perdendo. La mentalità basilare, senza lussi, ne’ concessioni al sogno.  

Il Cagliari deve cambiare, deve rivedere i parametri, non può vivere con il complesso di Edipo, anni che passano, infanzia in classifica che rimane, senza mai diventare neanche un poco più grandi. In questa doppia trasferta la possibilità di cambiare mentalità, far suonare l’allarme quando non si vince e non  quando si perde. Avere attenzione, determinazione, spirito di sopravvivenza non davanti alla possibile sconfitta ma di fronte alla mancata vittoria. È l’ingrediente del rimpianto finora maturato. Se i singoli e la squadra si contaminassero di questo pensiero i punti in classifica saranno altri. Non sarebbero: utilizzando un verbo diverso si rifiuterebbe l’idea che gli errori servono, che un percorso è fatto anche di rimpianti, che la crescita passa attraverso la voglia di riscattare i punti persi, necessari al cambio di mentalità. 

Discorsi sottili perché sottile è la differenza tra una squadra e l’altra. E non è fatta da tecnica e tattica dove la comparazione è quasi nulla. È fatta di convinzione, di maturità, di determinazione. Sarebbe complicato altrimenti comprendere come gli stessi calciatori, la stessa squadra, molte volte abbiano risultati totalmente differenti da una competizione contemporanea ad un’altra. È la storia che ci racconta di compagini che andavano bene in Europa e rischiavano la retrocessione in campionato. Lo stesso Cagliari l’anno della galoppata in Coppa Uefa, o gli anni di diverse retrocessioni in cui si arrivò parallelamente, alla semifinale in Coppa Italia. 

È giunta la prima occasione per non fare paragoni. Per convincersi che si possa fare  meglio del passato. Non è salutare limitarsi al compitino se posso fare un compitone. Due partite, sei punti in palio e la possibilità di un primo salto. Anche con le stampelle dei tanti infortuni mai usati come scuse. Un altro grande segno che possiamo pensare giorno per giorno a qualcosa di meglio. Da conquistarsi con il duro lavoro. Lo stesso che serviva per la sola salvezza