ESCLUSIVA - Parla l'ex stella azzurra Marzorati: "Dico Cantù per ragioni di cuore, ma Sassari resta favorita"
Nella sua trentennale carriera ha vinto qualcosa come 2 scudetti, 2 Coppe Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 4 Coppe Korac, 4 Coppe delle Coppe, oltre ad aver contribuito alla conquista dello storico argento alle Olimpiadi di Mosca del 1980, dell'oro europeo del 1983 e altri di altri tre bronzi continentali, rispettivamente nel 1971, 1975 e 1985.
Capitano della nazionale italiana (di cui ancora detiene il record di presenze: 278), leader indiscusso della piccola terribile Cantù, ancora oggi la squadra italiana più titolata in Europa, che negli anni Settanta e Ottanta, grazie alle brillanti intuizioni e all'alacre lavoro del compianto presidente Allievi, seminava terrore e incuteva timore in tutti i palazzetti del Vecchio Continente, eletto nella Hall of Fame dalla Fiba, Pierluigi Marzorati è stato ed è se non il più grande – perché spesso queste classifiche lasciano il tempo che trovano - certamente il più rappresentativo dei cestisti italiani nel mondo. “Pierlo”, come tutti lo chiamano da sempre,"l'ingegnere volante", come fu ribattezzato dopo aver conseguito la laurea in ingegneria civile, è stato l'emblema di un ventennio di trionfi sportivi, quando l'Italia del basket primeggiava e quando il campionato italiano di stelle e di strisce americane non aveva ancora bisogno.
Un campione, come si suol dire, dentro e fuori dal campo. Un play atipico per i tempi: veloce, guizzante, geometrico e fantasioso allo stesso tempo, ma anche pronto a sgomitare sotto canestro e costantemente votato al gioco d'attacco. Uno che faceva passare le notti insonni al buon vecchio Dan Peterson quando questi allenava l'Olimpia Milano. Un giocatore totale che faceva dell'impegno e della serietà le fondamenta del suo smisurato talento.
Oggi che la sua Cantù è tornata ai vertici del campionato ma non certo ai fasti che la videro protagonista nei decenni scorsi e che lui siede sulla scrivania di Presidente del Coni Lombardia, Tuttocagliari l'ha contattato in esclusiva per chiedergli un parere e un pronostico sull'entusiasmante serie a cui stanno dando vita Sassari e Cantù. Dopo lo sprint iniziale dei sardi, i brianzoli hanno fatto rispettare la legge del Pianella (da sempre tabù per la società sassarese) portando la serie sul 2-2 attraverso un gioco in cui una difesa asfissiante e l'efficace binomio Ragland-Tyus hanno saputo contenere le sfuriate dei Diener e il gioco brioso e martellante di coach Sacchetti. Si vola di nuovo verso il Palaserradimigni però, laddove la musica potrebbe tornare a suonare diversamente. E questo, in terra canturina, lo sanno bene. Non fosse altro che Sassari è già pronta e tirata a lucido per i festeggiamenti della tradizionale Cavalcata Sarda...
Presidente Marzorati, si riparte dal 2-2. Partita coi favori del pronostico, Sassari ha dovuto subire la rimonta degli uomini di Trinchieri, ma mantiene ancora il vantaggio di un'eventuale gara 7 da giocare tra le mura amiche. A suo avviso la Dinamo resta la favorita della serie?
Credo proprio di sì anche perché se quello che si è rispettato sino adesso si rispetterà anche in futuro – io mi auguro di no chiaramente -, alla fine 4 su 7 Sassari le gioca in casa per cui secondo me i favori del pronostico li mantiene la Dinamo.
Nessun ribaltamento nei rapporti di forza quindi...
Dico di no, perché è stato il fattore campo sino adesso a parlare, anche se devo dire onestamente che forse queste due vittorie hanno dato consapevolezza a Cantù che, insomma, magari ci si può provare.
Chi sono i giocatori che, da una parte e dall'altra, possono decidere le sorti dei prossimi decisivi incontri?
Penso che il fattore più importante, più che il singolo giocatore, sarà la stanchezza. Chi avrà più energie, soprattutto mentali, riuscirà a sopportare meglio la pressione perché giocando ogni due giorni l'impegno e la fatica sono notevoli.
Il principale punto debole di Sassari durante la regular season è stato, a detta di tutti, una panchina corta e non sempre all'altezza nel ricambio al quintetto base. Con gli ingaggi di Gordon e Becirovic in molti sostengono che la società abbia annullato questo handicap e colmato il divario che esisteva con le altre pretendenti al titolo, Varese su tutte. E' d'accordo? Sassari può ambire alla conquista dello scudetto?
E' indubbio che Sani e Gordon abbiano allungato e innalzato il livello della panchina, quindi credo in questo senso che Sassari abbia agito in modo corretto. Diciamo non escluderei neanche la squadra che uscirà dal confronto tra Siena e Milano, perché vorrei ricordare che chi vince tra Cantù e Sassari potrebbe vedersela con una di queste due squadre, entrambe con una panchina lunga e soprattutto con tanta, tanta, tanta esperienza nei playoff così come nelle manifestazioni continentali. Quindi non sottovaluterei, pensando certamente a Varese, il discorso di Milano e Siena. Insomma, credo non sia improbabile che la vincitrice di quel quarto possa andare in finale.
Sassari realtà provinciale del basket italiano che prova a laurearsi tra le grandi. Un po' come fu alla fine degli anni Sessanta per la sua Cantù. Ci sono delle analogie?
Mah, sì si può dire di sì, anche se sono cambiati i tempi. Oggi l'investimento bisogna farlo in funzione di un discorso di marketing, di territorio, di coinvolgimento, mentre Cantù era partita da un discorso di valorizzazione del vivaio e del settore giovanile. Secondo me probabilmente bisognerebbe riprendere a dar credito e importanza al vivaio. Credo che invece Sassari rispetto a Cantù abbia il peso di rappresentare un'isola, un'isola importante non solo perché è una perla del turismo italiano ma perché ha ormai dimostrato di poter essere un punto di riferimento importante per il movimento; è una squadra che rappresenta geograficamente l'intero movimento cestistico sardo in Italia e quindi personalmente ritengo che sia necessario avere un club in Sardegna di questa caratura che si mantenga ad alti livelli.
Meo Sacchetti lei lo conosce bene, avendolo più volte affrontato durante la sua carriera (conclusasi per entrambi, per motivi differenti, nel 1991). Si aspettava potesse arrivare ad essere un allenatore tanto apprezzato? Il suo basket arrembante, spettacolare, ostile al tatticismo, può rivelarsi vincente?
Meo non l'ho avuto solo come avversario, ma in nazionale abbiamo vinto anche la medagliad' oro a Nantes e l'argento a Mosca, quindi sì, lo conosco molto bene. E' una persona che ha sempre dimostrato acume tecnico, anche da giocatore, ed è sicuramente anche per questo suo modo di far giocare la squadra che ha avuto il riconoscimento di miglior allenatore dell'anno (2011-2012), quindi sicuramente gli vanno riconosciuti dei meriti di saper fare un basket molto dinamico, molto in velocità, che piace e soprattutto mi sembra che sia condiviso dai giocatori, che è poi l'aspetto più importante, perché sapere che la squadra ti segue fedelmente nella tua mission vuol dire aver compiuto già il 50% del lavoro. Penso proprio di sì, quindi, Meo e la Dinamo hanno tutte le carte in regola per vincere, anche perché, ripeto,quello che conta è l'energia mentale e nello sport, quando uno si diverte, fatica molto meno, soprattutto fa tutto con più gusto, divertendosi.
Capitolo Travis Diener. L'eventuale naturalizzazione del play americano potrebbe dare la scossa giusta a un gruppo azzurro che fatica a compiere il decisivo salto di qualità?
Sicuramente è un talento di cui ovviamente ci sarebbe bisogno, però, mi ripeto, su questo argomento io sono sempre dell'idea che bisogna che il basket italiano si convinca dell'importanza di costruire i vivai e produrre giocatori in casa propria. Questo non vuol dire che si debbano rifiutare i giocatori nati fuori dall'Italia, penso però che debbano almeno aver cominciato a giocare in Italia ed essere cresciuti cestisticamente nel movimento italiano.
In direzione contraria: Luigi Datome è pronto per il salto nell'NBA?
Non saprei, può anche darsi. Sicuramente quest'anno ha dimostrato il suo valore. Forse un altro anno per sedimentare questo livello raggiunto credo potrebbe giovargli. Poi se vuole tentare la strada dell'NBA, se si sente pronto insomma, perché no?
Il modello Dinamo costruito dal Presidente Sardara e apprezzato da federazione e addetti ai lavori, è un modello esportabile da cui partire per recuperare competitività in Europa, oppure il discorso economico resta il fattore preponderante?
Sicuramente il discorso economico mantiene la sua importanza, però credo che la Dinamo sia riuscita, anche grazie a certi eventi locali, a utilizzare il veicolo basket come fatto promozionale del turismo sull'Isola. E credo che questo sia il grande punto di forza della società, un punto di forza che difficilmente altri club potrebbero avere. Credo che il marketing della società sassarese voglia sempre più lavorare in questo senso: promuovere il marchio Dinamo in sinergia con le esigenze dell'economia, in questo caso turistica, della Regione Sardegna.
Un pronostico secco per Sassari-Cantù. Lasciando da parte affetti e scaramanzie...
Troppo difficile, non riesco...non posso che farlo come tifoso di Cantù e dico 4-3 per Cantù, però non è vangelo! Penso che si arriverà alla settima, poi, come dicevo, chi sarà più fresco, la spunterà. Le energie nervose saranno determinanti, chi le preserverà al meglio uscirà vincitore. Ieri Cantù era in vantaggio di 11 punti a meno di due minuti dalla fine e ha rischiato di perdere, senza che per questo si potesse dire che Sassari avrebbe rubato la vittoria. Niente è mai scontato.
