Tardelli alla Gazzetta: "Barella è un simbolo, faccia le cose semplici e ci porterà in America"

Tardelli alla Gazzetta: "Barella è un simbolo, faccia le cose semplici e ci porterà in America"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 09:30Rassegna stampa
di Redazione TuttoCagliari

L'ex centrocampista Juventus e della Nazionale italiana campione del mondo nel 192, Marco Tardelli, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Le sue parole: "Barella giù di questi tempi? Non si può mica essere sempre al massimo. Ci sono stagioni o momenti più difficili. Succedeva anche a me. Stanchezza fisica e mentale, altre motivazioni, e non sempre sai il perché. Tre mesi negativi, però, non cambiano una carriera. Devi soltanto avere pazienza e ricordare quello che mi disse Bearzot in Argentina. Cosa era successo con il ct? Non lo dimenticherò mai. Era fine maggio ’78, io ero letteralmente a pezzi. Non mi riuscivano neanche le cose più facili. Bearzot mi sostituì in un’amichevole prima del Mondiale in Argentina. Io, depresso, gli dissi: 'Mister, capisco che lei non ha più fiducia in me. Mi lasci fuori, se vuole'… Lui? Rispose subito: 'Marco, non dire cazzate. Se non riesci a fare altro, passa la palla al compagno'. Voleva dire: fai le cose semplici, non strafare. Poi è andata come sappiamo, con la Nazionale anche più bella di quella dell’82. Barella con i nordirlandesi ha fatto le cose facili? Perché è un giocatore intelligente. Vera la storia che Barella o Tardelli, dopo dieci anni di corse a perdifiato, non possono avere le energie di un tempo? No, le energie si ricaricano. E poi, se fossi l’Inter, dopo il Mondiale gli darei un mese di vacanza assoluta. Basta per recuperare. Qualificarsi darà anche una spinta in chiave Inter? Barella è un simbolo assoluto dell’Inter e andare al Mondiale moltiplicherà le forze. Ma direi che l’Inter è già molto vicina allo scudetto".

Tardelli crede nella qualificazione Mondiale: "Sono sicuro. La Bosnia non è all’altezza dell’Italia. E anche se non abbiamo una Nazionale forte, sento che faremo grandi cose. L’avevo detto anche prima del 2006: quella di Lippi mi ricordava l’Italia di Bearzot nell’82, calciopoli, il pessimismo, tutti contro, una situazione difficile".

Sulla squadra azzurra: "Se questa Italia mi piace? "Sì e mi piaceGattuso. Ha creato un gruppo unito. Chiama i giovani, da Esposito che non è più una novità, a Pisilli a Palestra. Ricordiamoci di Rossi e Cabrini in Argentina: Antonio debuttò proprio contro la Francia".