Unione Sarda - La pazza idea di Bisoli
Cagliari senza paura che, grazie allo spirito di sacrificio e alle qualità tecniche del gruppo, può stupire il campionato. Pierpaolo Bisoli va alla carica, galvanizzato dal prestigioso pareggio ottenuto sul campo del Palermo «che si autodefinisce una squadra in lotta per un posto in Champions League». Giusto per intenderci.
Bisoli, l'ultimo giorno di calciomercato le ha portato via Jeda e lasciato Marchetti. Qual è il suo commento?
«Jeda aveva ormai poco spazio, è andato al Lecce e gli faccio un mondo di auguri. Se li merita perché il suo comportamento è stato impeccabile. Il fatto che Marchetti sia rimasto non cambia le gerarchie stabilite. Agazzi sarà il titolare».
Il quale Agazzi a Palermo se l'è cavata piuttosto bene.
«Non avevo dubbi. Ha la mia totale fiducia, è un portiere giovane e di prospettiva. È una garanzia».
A proposito di calciomercato, è arrivato per la Primavera un certo Dimitri Bisoli, il nome dovrebbe dirle qualcosa.
«Preferisco parlare d'altro. Gli darò consigli e non lo convocherò mai per la prima squadra. Deve trovare la sua strada da solo».
Torniamo al Palermo. Belli i primi quarantacinque minuti.
«Ottimi, ho visto giocare la squadra come volevo: accorta, concentrata, aggressiva e pericolosa. Avremmo meritato qualcosa in più».
E nella ripresa?
«Abbiamo sofferto, come era inevitabile. Diciamo che abbiamo speso un po' troppo nel primo tempo e siamo stati costretti a rifiatare. Nella ripresa, abbiamo punzecchiato il Palermo soltanto due volte, anche se una pericolosamente con Acquafresca. Diciamo che è uno degli aspetti da migliorare».
In ogni caso è stato superato un test di fuoco. O no?
«Esatto. Giocavamo contro una grande squadra, diretta da uno degli allenatori più bravi d'Europa e in uno stadio ostile, senza neanche il conforto dei nostri tifosi. Eppure, non abbiamo mai tremato, non ci siamo mai scoperti e non siamo mai andati in affanno. Meglio di così».
Ariaudo è stato bravo in un ruolo non suo.
«È tutta l'estate che fa il terzino sinistro e a Palermo ha raccolto i frutti del lavoro. Da lui mi aspetto di più sul piano propositivo. Un paio di volte si è spinto oltre la metà campo, deve farlo più spesso».
Anche Nainggolan ha portato a casa la pagnotta.
«Ve lo avevo detto che stava crescendo.
Per un certo periodo era sulla lista dei partenti, è stato bravo a riconquistarsi la fiducia. Piuttosto, deve ricordarsi di guardare sempre il numero dell'avversario».
Per riconoscerlo?
«No, per marcarlo meglio. Se vedi il numero del tuo avversario, significa che sei ben posizionato. Questo vale anche per i difensori».
Parliamo del centrocampo, le mezzali dovrebbero essere più propositive.
«Biondini e Lazzari sono andati in area un paio di volte. Devono attaccare di più, è vero. Lo faranno quando crescerà la condizione fisica».
Peccato non avere la controprova domenica con la Roma.
«Ma io la controprova l'ho avuta poco fa, nel primo allenamento. Ho ritrovato la squadra vivace e entusiasta che avevo lasciato a Palermo. Detto questo, maledetta sosta che ci spezza il ritmo».
Preoccupato per il gol che non è arrivato?
«Per niente. Primo: costruiamo numerose occasioni e lo facciamo non con iniziative individuali, ma giocando da squadra. Secondo: Matri, ma anche Nenè, Acquafresca e Ragatzu hanno il gol nel dna. Terzo: i vari Conti, Lazzari, Cossu e Pinardi daranno il loro contributo in fase realizzativa. Vedrete che non mi sbaglio».
Visti gli esiti del calciomercato e osservata la prima giornata, si è fatto un'idea di dove possa arrivare il Cagliari?
«Dove arriveremo non lo so. So che non ci accontenteremo mai e che usciremo dal campo sempre tra gli applausi dei nostri tifosi».
Che campionato sarà?
«Più difficile dell'anno scorso perché c'è più qualità. Ma la difficoltà più grande è determinata dalle pressioni che si creano intorno ai calciatori. Non accettiamo l'errore né, tanto meno, la sconfitta. Questo finisce per rendere insopportabile il peso della stagione. All'allenatore spetta il ruolo del parafulmine. Io sono qua, se serve, sparatemi pure addosso».
Il Milan con Ibrahimovic e Robinho ha colmato il gap che lo separava dall'Inter?
«Il Milan adesso è in pole position. Ibrahimovic ha vinto sette campionati consecutivi. Significherà pur qualcosa».
E la Roma?
«Saremo pronti ad affrontarla, anzi, lo siamo già. Anche se con Burdisso e Borriello ha fatto un salto di qualità».
