Punizione fatale

17.12.2018 15:00 di Francesco Ortu  articolo letto 1093 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Punizione fatale

Beffati e sconfitti, ma con onore. Il Cagliari trova infine la sconfitta, venendo battuto per 1-0 alla Sardegna Arena da una punizione di Milik in zona Cesarini. Tuttavia, nonostante il bottino vuoto, possiamo ritenerci per l’ennesima volta soddisfatti di quanto visto.

Maran risponde alle defezioni schierando Romagna e Pisacane al posto di Ceppitelli e Srna, Faragò al centrocampo e in attacco l’inedito duo brasiliano JP-Farias, indicandoci nella “prefazione” il tipo di atteggiamento della partita. Il match parte molto lentamente, tant’è che sembra il caricamento di una pagina di Internet Explorer con una fase di 10 minuti che non regala niente che non siano sbadigli. Il primo squillo arriva dai padroni di casa con Farias che recupera una palla davanti e tira. Il tiro viene deviato da Maksimovic e lo trasforma in un assist per Faragò che tira fra le braccia di Ospina. La miccia si ravviva leggermente, ma la gara non offre particolari pericoli con le uniche fiammate che vengono dalla catena di destra Ounas-Ruiz per i partenopei e i ribaltamenti di fronte per i sardi. Il secondo tempo vede un atteggiamento radicalmente diverso: gli uomini di Ancelotti rientrano indemoniati in campo e ottengono tre occasioni da rete in rapida sequenza. Il Cagliari soffre, ma a quel punto ci pensa Barella che, svegliandosi dal letargo della prima frazione, prende in mano la squadra diventando pressocchè totalizzante. La squadra campana schiera l’artiglieria pesante con Mertens-Insigne-Callejon ma pure loro si infrangono sul muro cagliaritano e su Cragno (anche oggi in stato di grazia). Dove non arriva però l’attacco del Napoli arrivano gli acciacchi fisici: Romagna e Pisacane danno forfait lasciando posto ad Andreolli e Cigarini. Ed è proprio l’ex interista a decidere il match, letteralmente  abbattendo Mertens (in modo assolutamente stupido) e regalando quindi la punizione trasformata da Milik.

Mettiamo due cose in risalto: la prima è l’imprescindibilità di Barella. Pensare di privarsene già ora è assolutamente deleterio e incosciente, al di là della cifra offerta. In ogni fase, in ogni azione ed in ogni zona del campo lui è presente. Sradica qualunque cosa, vince ogni duello e il duello finto contro Allan che non è certamente un piccoletto può definirsi perfettamente il suo Manifesto. Se il 70% delle Terra è coperto da acqua, il restante è coperto da Barella. Rinviamo il discorso a giugno, con cifre che probabilmente cresceranno ulteriormente. L’altra questione è il fatto che i rincalzi non sono all’altezza, gli infortuni aumentano e la rosa si fa corta con Maran che si deve scervellare per incastrare i pezzi del puzzle. Sapete quale è la parola magica? Indovinato: mercato. Quest’anno durerà addirittura meno (due settimane) sarebbe quindi opportuno muoversi con largo anticipo per evitare di avere ancora buchi e soprattutto evitare di ripetere la “riparazione” dello scorso anno per la quale i brividi corrono lungo la schiena. E’ necessario agire.

In conclusione la squadra c’è, lotta e non si arrende. Chi c’è di fronte non importa. E da questo punto di vista siamo tutti concordi e soddisfatti, però non si vince più. Riusciremo a raggiungere il giro di boa a 20 punti? Escludendo la Lazio che è un’avversaria abbastanza complicata le prossime saranno Genoa e Udinese, due rivali per la lotta salvezza. E’ d’obbligo vincere, senza scuse di alcun tipo.