"Ti sei messo d'accordo con me per un denaro? Ecco ciò che è tuo"

Che valore ha una firma?
 di Giancarlo Cornacchia Twitter:   articolo letto 7538 volte
© foto di Daniele Liggi/TuttoCagliari.net
"Ti sei messo d'accordo con me per un denaro? Ecco ciò che è tuo"

“Poiché il regno dei cieli è simile a un uomo, un padrone di casa, che uscì la mattina di buon’ora per assumere operai per la sua vigna. Essendosi messo d’accordo con gli operai per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. E uscito verso la terza ora, vide altri che se ne stavano disoccupati nel luogo di mercato; e disse loro: ‘Andate anche voi nella vigna, e vi darò ciò che è giusto’". 

Nel capitolo 20 del Vangelo di Matteo è raccontata questa bellissima parabola di alcuni operai che si misero d'accordo con il padrone di una vigna per la paga di un denaro in cambio di una giornata di lavoro. Al termine della suddetta giornata lavorativa alcuni di questi operai pensavano di ricevere di più di quanto pattuito, ma questa fu la reazione del datore di lavoro: "Amico, non ti faccio nessun torto. Ti sei messo d’accordo con me per un denaro, non è vero? Prendi ciò che è tuo e vattene". Una risposta davvero significativa! Pensate ai casi di Donsah e Farias scoppiati recentemente in casa rossoblù. Riflettiamo: i giocatori hanno entrambi firmato un contratto con il Cagliari per un certo compenso? Si sono, come racconta la stessa Bibbia, messi d'accordo per una certa cifra?  Perchè, dunque, creare pretesti e mormorii per un qualcosa a cui, secondo contratto, non si ha diritto? Che valore ha oggi la parola data, o meglio ancora, la firma posta su un accordo legalmente riconosciuto? Probabilmente poco, visto che gli stessi protagonisti non si rendono conto che atteggiamenti del genere rischiano solo di destabilizzare un ambiente che società, allenatore, giocatori e tifoseria stanno cercando di riassemblare al meglio al fine di raggiungere ciò che si è perso qualche mese fa.