Qui Lecce - Il paradosso giallorosso: difesa da battaglia, attacco da ritrovare
I numeri raccontano una storia chiara, quasi spietata. Dopo ventiquattro giornate, il Lecce si trova a fare i conti con un rendimento esterno che rispecchia in pieno l’andamento generale della stagione: grande compattezza, ma enormi difficoltà in fase realizzativa.
Lontano dal Via del Mare, la formazione salentina ha messo a segno appena 6 reti. Un bottino che la rende la squadra meno prolifica in trasferta tra quelle coinvolte nella lotta per non retrocedere. Un dato che pesa, soprattutto se confrontato con quello delle dirette concorrenti: il Hellas Verona ha fatto poco meglio con 7 gol, mentre tutte le altre pericolanti, dal Genoa alla Cremonese, sono già in doppia cifra. Un divario che evidenzia le difficoltà strutturali dei giallorossi nella costruzione e nella finalizzazione della manovra offensiva.
Eppure, se l’attacco fatica a decollare, la difesa rappresenta un’autentica certezza. Perché se si sposta l’analisi sulla fase di non possesso, il quadro cambia radicalmente. Con 15 gol subiti in trasferta, il Lecce è la squadra più solida tra quelle attualmente invischiate nelle zone calde della classifica. Un dato che spicca se paragonato ai 26 incassati dal Pisa , ai 22 del Hellas Verona, ai 20 della Fiorentina, ai 19 del Genoa e ai 18 della Cremonese.
Il Lecce, dunque, è una squadra “quadrata”, organizzata, difficile da scardinare. Ma nel calcio moderno l’equilibrio perfetto passa dalla capacità di abbinare solidità e cinismo. E oggi è proprio quest’ultimo elemento a fare la differenza tra una salvezza tranquilla e una corsa sofferta fino all’ultimo minuto.
La sensazione è che ai salentini manchi poco per compiere il salto definitivo: qualche gol in più, qualche episodio sfruttato meglio lontano da casa. Perché la base difensiva è solida. Ora serve accendere l’attacco per trasformare la resistenza in punti pesanti.