Daniele Conti: "Il Cagliari la mia Nazionale. L'idea di lasciare la Sardegna mi faceva stare male"

Daniele Conti: "Il Cagliari la mia Nazionale. L'idea di lasciare la Sardegna mi faceva stare male"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 11:45Ex rossoblù
di Giorgia Zuddas

L'ex bandiera del Cagliari, Daniele Conti, durante una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha ripercorso i momenti più significativi della sua carriera rossoblù, soffermandosi sul legame con la Sardegna, sulle offerte rifiutate negli anni e sulle scelte compiute dopo l'addio al campo e al settore giovanile. Di seguito i passaggi più importanti: "Mi sento romano e sardo allo stesso tempo. A Roma sarò sempre legato, ma Cagliari è casa mia. Questa terra mi ha adottato. Ho detto di no a tante offerte, senza guardare mai gli zeri nei contratti. Rifiutai anche la Roma di Spalletti: l’idea di lasciare la Sardegna mi faceva stare male".

Ha mai avuto rimpianti? Magari in una big si sarebbe giocato un posto in Nazionale

"Il Cagliari è sempre stato la mia Nazionale. Potevo andare a Napoli, a Firenze, in Germania. Di possibilità ne ho avute veramente tante. Un anno mi chiamò Ranieri che voleva portarmi al Monaco. 'Ma come faccio a lasciare questa gente' gli dissi.  Sapevo che lui poteva capirmi".

In rossoblù ha giocato sedici anni, collezionando 464 partite. Salutò con la retrocessione in Serie B nel 2015

"Mi sarebbe piaciuto chiudere in maniera diversa, sono stato male per Cagliari e per i nostri tifosi. Non ho festeggiato perché non c’era niente da festeggiare. Era un giorno triste per la Sardegna, mica per me che smettevo".

Dopo il Cagliari ha avuto qualche tentazione?

"Gli Stati Uniti. C’era una possibilità di andare a giocare lì e mi sarebbe piaciuto. Ma col senno di poi sono contento di aver legato la mia carriera a un’unica maglia".

Lei è stata una delle ultime bandiere: oggi merce rarissima…

"Ne sono orgoglioso. Cagliari è casa mia e lo sarà per sempre".

Nel 2023 ha lasciato il Cagliari dopo sette anni da responsabile del settore giovanile. È stata una scelta sua?

"Sì, nessuno mi ha mandato via. Sentivo di essere arrivato alla fine di un percorso".