Ti do uno schiaffo

Ti do uno schiaffo
Oggi alle 00:20Il punto
di Vittorio Sanna
Vittorio Sanna, giornalista e scrittore, per i tifosi rossoblù "la voce del Cagliari". Nella sua trentennale carriera ha raccontato in radiocronaca oltre 700 partite, quasi 600 in serie A. Uno dei più accreditati storici del Cagliari

C'è qualcosa di profondamente irriverente in questo Cagliari. Qualcosa che sembra voler sfidare non soltanto gli avversari, ma anche le gerarchie, le convenzioni e i valori dominanti di un campionato nel quale troppo spesso il peso economico delle società finisce per essere confuso con il diritto alla superiorità. Il Cagliari non chiede permesso. Non si scansa. Non si inchina. E contro la Juventus porta a casa un altro punto che vale molto più di quanto racconti la classifica. Perché, oltre a premiare la prestazione dei rossoblù, finisce per scatenare la frustrazione di Luciano Spalletti, incapace di accettare serenamente che una squadra meno attrezzata possa opporre alla superiorità tecnica bianconera un'organizzazione capace di neutralizzarne gran parte della produzione offensiva.
 

Il Cagliari sfida le gerarchie del calcio
 

È il calcio, bellezza, che qualche volta sa essere terribilmente disobbediente. La Juventus ha costruito, ha cercato, ha attaccato. Il Cagliari ha resistito, ha chiuso gli spazi, ha difeso con compattezza, sacrificio e partecipazione collettiva. E quando la struttura difensiva non è bastata, ci ha pensato Elia Caprile.
 

Caprile, il valore di un portiere decisivo
 

Già, il portiere. Quello che qualche volta sembra diventare, nelle analisi di chi pretende di giudicare una partita soltanto attraverso il possesso del pallone e il numero delle occasioni, una specie di intruso. Un elemento estraneo al valore della prestazione, quasi che le sue parate rappresentassero un'anomalia da sottrarre al giudizio complessivo. E invece no. Il portiere fa parte della squadra. E parare è un fondamentale del gioco del calcio esattamente come segnare.

Caprile è stato il migliore in campo. E non c'è nulla di cui vergognarsi. Anzi, c'è da riconoscere il valore di una squadra che sa di poter contare su un calciatore capace di incidere quanto un grande attaccante. Le sue parate non cancellano il lavoro dei compagni. Lo completano. D'altra parte, se fosse sufficiente produrre occasioni per meritare la vittoria, potremmo risparmiare tempo, arbitri e palloni, affidando i risultati a una commissione di statistici.
 

Il calcio del pungi e difendi

 

Ma il calcio ha una caratteristica meravigliosa: non assegna i punti a chi avrebbe dovuto vincere. Li assegna a chi riesce a segnare più dell'avversario. E il Cagliari, oltre a difendersi, ha saputo pungere. Il gol non è stato un episodio isolato dentro novanta minuti di rassegnazione. I rossoblù hanno avuto almeno altre due occasioni nitide per raddoppiare, dimostrando che la loro proposta offensiva, pur sviluppandosi attraverso un numero limitato di azioni, possiede qualità, concretezza e capacità di colpire. È il calcio del pungi e difendi. Non necessariamente quello che Fabio Pisacane vorrebbe proporre per tutta la stagione. Ma certamente quello che, in questo momento, la sua squadra sa interpretare con una consapevolezza crescente.
 

La reazione di Spalletti e il rispetto dell'avversario
 

E proprio questa capacità di soffrire senza arrendersi, di accettare l'iniziativa avversaria senza consegnargli il risultato, sembra aver fatto perdere alla Signora qualcosa di più dei due punti lasciati per strada. Lo stile. Lo charme. La capacità di riconoscere il valore dell'avversario. Perché il finale nervoso di Luciano Spalletti racconta una frustrazione che merita una riflessione. Non per negare il diritto di un allenatore a essere deluso, arrabbiato o insoddisfatto. Sono sentimenti umani, comprensibili, perfino necessari in chi vive il proprio lavoro con passione. Ma c'è una differenza sostanziale tra vivere la sconfitta di un obiettivo e pretendere che l'avversario debba comportarsi in modo da renderci più semplice raggiungerlo.
 

Nessuno è obbligato a perdere bene
 

La compattezza difensiva del Cagliari non è un'offesa al calcio. È una risposta alle caratteristiche dell'avversario, alle proprie risorse e alle condizioni della partita.Nessuno è obbligato a perdere bene per consentire a un altro di vincere meglio. Ed è qui che il calcio torna a essere qualcosa di più di un gioco. Diventa una straordinaria rappresentazione della società, con le sue differenze economiche, le sue gerarchie, i suoi privilegi e quella tentazione, sempre presente, di trasformare la superiorità dei mezzi in superiorità dei diritti.

Lo sport possiede una forza educativa che nessun bilancio può comprare: la possibilità di mettere davanti due realtà profondamente differenti e riconoscere a entrambe lo stesso diritto di competere. Undici contro undici. Con caratteristiche diverse, risorse diverse, storie diverse. Ma con lo stesso pallone, le stesse regole e la stessa possibilità di determinare il risultato. È questa la grandezza del calcio. Non l'eliminazione delle differenze, ma la possibilità di affrontarle senza esserne schiacciati.
 

L'autorevolezza si dimostra anche quando non si vince
 

E allora quella reazione finale, capricciosa e poco edificante, diventa particolarmente significativa. Perché lo sport dovrebbe insegnare non soltanto a vincere, ma anche ad accettare che gli altri possano impedirci di farlo. Il valore di una persona emerge soprattutto quando la realtà contraddice le sue aspettative. È facile proclamare rispetto, cultura sportiva e valori educativi quando tutto procede secondo i propri desideri. Più difficile è praticarli quando una squadra considerata inferiore ci costringe a fare i conti con i nostri limiti. E nessun curriculum, per quanto importante, può sostituire questa prova. Tanto meno quando i titoli effettivamente conquistati non sono così numerosi da giustificare l'esibizione di un pedigree inattaccabile. L'autorevolezza non si proclama. Si dimostra. Anche quando non si vince.
 

Pisacane e il prossimo passo del Cagliari
 

Ma sarebbe un errore, per il Cagliari, fermarsi alla soddisfazione di avere irritato la Juventus. Perché il punto conquistato rappresenta una conferma, non un traguardo.Fabio Pisacane sta costruendo una squadra che conosce il significato della sofferenza, che sa restare dentro le partite, che non si disunisce quando viene costretta a difendere a lungo. Sono qualità preziose. Sono fondamenta. Ma le fondamenta servono a costruire, non ad abitare per sempre sottoterra. Il passo successivo dovrà essere ridurre il tempo della resistenza e aumentare quello della proposta. Riuscire a risalire il campo con maggiore continuità. Consolidare il possesso dopo il recupero del pallone. Accompagnare l'azione offensiva con più uomini. Trovare nuove soluzioni per non lasciare che sia sempre l'avversario a decidere dove giocare la partita.
 

Diventare ogni giorno un Cagliari migliore
 

Non si tratta di rinnegare ciò che funziona. Si tratta di farlo evolvere. Perché il Cagliari di Pisacane sta dimostrando di saper sopravvivere anche contro squadre più forti. Adesso deve lavorare per riuscire, progressivamente, a vivere una parte sempre maggiore delle partite secondo le proprie intenzioni. E qui sta forse il significato più bello di questo risultato. Il Cagliari non ha bisogno di diventare la Juventus per competere con la Juventus. Ha bisogno di diventare ogni giorno un Cagliari migliore.Senza perdere la propria identità. Senza rinunciare alla propria dignità. Senza convincersi che il rispetto delle gerarchie sia un dovere sportivo. Perché il calcio, quando conserva la propria anima, sa ancora regalare queste piccole, meravigliose insubordinazioni. E qualche volta una squadra che vale molto meno sul mercato riesce a ricordare a una squadra che vale molto di più una verità semplicissima:ilrispetto non si misura con il prezzo dei calciatori. Si conquista sul campo. E si dimostra soprattutto quando il risultato non è quello che volevamo.

Ti do uno schiaffo. Non alla Juventus. Ma all'idea che il più forte abbia anche il diritto di decidere come debba giocare il più debole.