Il silenzioso addio di Ago
Alessandro Agostini e il Cagliari si dicono addio. Dopo 281 presenze, 9 stagioni, gli ultimi due anni da vice capitano. Agostini si avvicina molto al concetto di "bandiera" di una squadra di calcio. I primi anni di carriera a girovagare nella sua Toscana, lui che è di Vinci paese natale del famoso Leonardo. Poi la svolta e l'arrivo in Sardegna con Reja allenatore. Subito una grossa mano per la risalita in serie A dei rossoblù e da allora titolare inamovibile. Anche troppo, forse. Mai infatti la leadership di Agostini è stata messa in discussione. In 9 stagioni in rossoblù l'unica alternativa sulla sinistra ad Ago è stato Cristiano Del Grosso. Prima e dopo di lui più nessuno, a meno che non si voglia considerare alternativa quell'Ariaudo utilizzato a sinistra in casi di necessità. Un centrale adattato a giocare, anche con buona dimistichezza, da terzino.
Agostini è sempre stato lo stakanovista del gruppo rossoblù. Quasi sempre presente, con tutti gli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina del Cagliari (e sono tanti) che gli hanno sempre dato fiducia. Fiducia che il numero 31 ha sempre ricambiato in campo con ottime prestazioni. La grande amicizia con Conti, il suo "peso" nello spogliatoio, uno dei "senatori". L'anno scorso il primo segnale di rottura: il rapporto mai nato con Bisoli che costa, forse, il posto al tecnico ex Cesena. Poi l'arrivo di Donadoni e a fine campionato i due capitani nuovamente in discussione, complice l'ennesimo finale di stagione pessimo del Cagliari. Per una decina di giorni si parla di addio quasi certo di Ago e Conti e invece alla fine Cellino conferma i due capitani e anche il mister. Ad agosto l'ennesima rivoluzione: via Donadoni e dentro Ficcadenti. Tutto tranquillo fino a poco giorni fa quando la notizia dell'addio di Agostini scuote l'ambiente rossoblù.
Il motivo? Come spesso accade, non ci è dato sapere. Il calciatore, per ora, non parla. La società si adegua al silenzio. Parlano e si lamentano invece i tifosi, sconvolti dalla notizia dell'addio di una delle "bandiere" rossoblù. Non sta a noi entrare nelle questioni tecniche, ne tantomeno voler fare mercato al posto della società rossoblù. Una cosa però ci preme dirla. Agostini, 281 presenze e dieci anni col Cagliari, meritava sicuramente un trattamento diverso. Meritava di poter salutare in maniera diversa il suo pubblico. Meritava di ricevere gli applausi e il calore dei tifosi che per 10 anni - e forse per sempre - saranno "i suoi tifosi". Tutto questo gli è stato negato, così come fu negato a Diego Lopez, altro "capitano" messo da parte senza poter ricevere il degno saluto dei suoi tifosi. Si possono criticare le prestazioni in campo del calciatore o si può pensare di fare a meno delle sue prestazioni sportive. Non deve mai mancare però il rispetto per la persona e sopratutto per i tifosi, che per anni hanno sostenuto e voluto bene al calciatore come a un amico. Successe due anni fa con Lopez, successe ad agosto con Suazo e succede adesso con Ago. Sbagliare è umano. Perseverare...
