Giulia Mizzoni: "Utopistico aspettarsi il Cagliari giocare sul velluto contro la Juventus"

Giulia Mizzoni: "Utopistico aspettarsi il Cagliari giocare sul velluto contro la Juventus"TUTTOmercatoWEB.com
Ieri alle 21:30News
di Vittorio Arba

Tramite un video postato sul proprio canale YouTube, la giornalista Giulia Mizzoni ha fatto il punto della situazione in casa Cagliari, con i rossoblù reduci dal successo di ieri sera contro la Juventus. Di seguito le parole dell'inviata di Amazon Prime Video, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Dopo sei vittorie e un pareggio nelle ultime sette, Champions compresa, la Juve cade a Cagliari e lo fa per 1-0. È incredibile come, nella settimana in cui, diciamo così, c’era stata la questione relativa a come sia meglio vincere o come sia meglio semplicemente giocare a pallone essendo belli o anche semplicemente vincenti – e quello era in relazione soprattutto alla gara tra Como e Milan, con il Milan che vince 3-1 nonostante, insomma, la squadra di Fabregas abbia fatto vedere un gioco migliore, nonostante l’abbia schiacciata soprattutto nei primi 40 minuti – succede che il piccolo Cagliari, in casa sua, riesca a vincere 1-0 con il solo 22% di possesso palla e con quel tiro di Mazzitelli che poi si trasformerà in gol. Queste le statistiche che quindi hanno regalato, al di là della sconfitta, il 78% di possesso alla Juventus, una valanga di tiri, anche se su quella valanga di tiri, se poi andiamo a vedere il numero di quelli indirizzati verso la porta, la statistica scende. Dunque, forse per analizzare questo Cagliari-Juve 1-0, a mio avviso, è più interessante andare a guardare proprio questo: ovvero, al di là della grande mole di gioco, del grande possesso palla della squadra di Spalletti, quanto poi effettivamente la Juventus sia riuscita a provare a far male negli ultimi metri, sia riuscita a concludere verso la porta. E il fatto che non abbia segnato è solo l’apice, diciamo così, la punta dell’iceberg della piramide, che apre quindi a un ragionamento diverso, che è sempre quello: sostanzialmente c’è un problema centravanti nella Juventus. Non è un caso che proprio in queste ore si stia formalizzando l’offerta da parte della Juventus per Mateta, centravanti francese di 28 anni che gioca nel Crystal Palace, valutato intorno ai 40 milioni se andiamo a leggere banalmente sui vari siti, anche se l’operazione – almeno la proposta della Juventus – sarebbe quella di un prestito oneroso al momento, con 2 milioni di euro versati nelle casse del Crystal Palace, per un riscatto complessivo intorno ai 30 milioni di pounds alla fine della stagione, vincolati alla qualificazione in Europa League. Quindi mi sento di poter dire che insomma è un obbligo di riscatto al quale si arriverà molto facilmente. Dicevo: Mateta che è un centravanti con caratteristiche completamente diverse da quelli attualmente a disposizione di Luciano Spalletti. Dico “attualmente” perché sappiamo benissimo che Vlaović è infortunato, sappiamo altrettanto bene che Vlaović a fine stagione al 99,9% non sarà più un giocatore della Juventus. Sappiamo benissimo che David e Openda, che sono state le mosse dell’ultimo mercato della Juventus per arricchire il reparto avanzato, hanno caratteristiche diverse e, fino a questo momento, anche rendimento diverso, ma che non garantiscono evidentemente un determinato tipo di certezza anche dal punto di vista tattico, anche dal punto di vista delle caratteristiche, a Spalletti. Se David, che ultimamente, lo sappiamo, è stato nettamente preferito ad Openda, evidentemente c’è la sensazione che non abbia il tipo di caratteristiche per essere quella punta centrale che da sola può reggere il peso di un reparto. E anche le ultime prestazioni prima di Cagliari, anche i gol di David, a mio avviso dimostrano proprio questo: cioè, nella lettura positiva di quello che David ha fatto, c’è anche un disegno tattico intorno a lui che ci dimostra il fatto che probabilmente non possa essere il classico centravanti da sostenere il peso dell’attacco della Juventus. Perché ha giovato, secondo me, moltissimo a David il ritorno di Miretti e anche ieri – apro e chiudo parentesi – insieme Yildiz e Miretti, dal punto di vista della proposizione, del tentativo di far male in avanti, sono stati nettamente i migliori della Juventus, a dimostrazione che David è un giocatore che ha bisogno di un supporto, di un avvicinamento costante e fisso di, credo, non solo un giocatore, ma forse una serie di giocatori che gli ruotino intorno e che lo facciano in un determinato modo. Quando poi si creano situazioni come quella di Cagliari, in cui chiaramente il calcio champagne è stato lasciato alla porta d’ingresso dello stadio da parte di Pisacane – e mi viene da dire “ti credo”, perché cioè aspettarsi il Cagliari che andava sul velluto con la Juventus mi sembra quantomeno utopistico – le difficoltà riemergono. Nonostante Yildiz ci abbia provato in tutti i modi, nonostante ci sia il rammarico di quel legno colpito, nonostante lo stesso Miretti, come vi dicevo, abbia tentato in più di una circostanza di farsi avanti, di dare poi quella profondità della quale ha bisogno la Juventus – e ribadisco, Miretti per me sarà ed è già adesso un recupero fondamentale per Spalletti – quando poi c’è stato da portare a casa la ciccia, da quagliare, da segnare banalmente, ecco qui che tutti i problemi sono riemersi. Ora, questo non significa che si debba drammatizzare. È chiaro che, guardando la classifica, i 10 punti di distacco attuali della Juventus dall’Inter aprono a diversi ragionamenti, soprattutto memory di come si presentò Spalletti in conferenza stampa quando venne presentato, no? Con quella voglia giusta, sacrosanta, anche solo comunicativamente azzeccata, di voler provare ad essere dentro la corsa scudetto. Vediamo che adesso, probabilmente, anche se è lunghissima ancora la stagione, le mire forse più realistiche sono quelle di confermare la propria presenza in Champions League e quindi il quarto posto, quarto, terzo, poi si vedrà eventualmente anche per l’annata che verrà. Quindi questo è al momento il dato di fatto, la fotografia che noi abbiamo davanti con la classifica in virtù di questa sconfitta che però, ribadisco, è la seconda della gestione Spalletti, è la prima dopo sei vittorie e un pareggio in tutte le competizioni, tra l’altro in un periodo in cui ha dovuto aggiustare, ha dovuto ritrovare determinati equilibri. Ecco perché, a mio avviso, non è tutto da buttare, anzi tutt’altro: è un incidente di percorso. È un incidente di percorso che però, come sempre, ci apre a dei ragionamenti che poi non sono neanche ragionamenti da Einstein, perché che la Juventus avesse dei problemi in avanti, che non riuscisse a trovare la propria dimensione con i giocatori che in questo momento ha a disposizione, non credo che lo scopriamo oggi. È chiaro che l’eventuale arrivo di Mateta e quindi la corsa al riaggiustare, diciamo così, quel reparto in un anno in cui erano già arrivati David e Openda, lasciando perdere la questione Vlahovic, ci fa ragionare su quanto fatto fino a questo momento. Anche questo è un altro ragionamento: evidentemente qualcosa è stato sbagliato, qualcosa è andato storto, come si dice in queste circostanze, e soprattutto, insomma, l’obbligo poi della Juventus di intervenire nuovamente con un’operazione che – anche se non oggi magari, ma fra qualche mese – è onerosa, ci fa riflettere e quindi sarà necessario assolutamente che Vlaović vada via, quantomeno per liberarsi dello stipendio. Sappiamo però come andrà a zero e questo non farà bene certamente alle casse della Juventus. Sarà necessario, a questo punto, rivedere anche le questioni in uscita proprio per quei due attaccanti che sono arrivati nell’ultimo mercato e quindi mi riferisco ovviamente ad Openda e David. Piccola parentesi sulle dichiarazioni post partita di Luciano Spalletti che, dopo la prima risposta abbastanza soft alla domanda “Come si spiega questa sconfitta?”, e ci sta, perché – ribadisco – 78% di possesso palla, qualcosa che si è visto, anche se molto poco e con poca precisione, con poca cattiveria negli ultimi metri, è difficile effettivamente spiegarlo. E Spalletti risponde proprio così: non c’è niente da spiegare, ci prendiamo la sconfitta, ce la portiamo in aereo, ma è inutile farsi il sangue amaro troppo a lungo, ci si proietta già sulla prossima. Prossima che, tra l’altro, lo ricordo, sarà in Champions questo mercoledì 21 di gennaio a partire dalle 19:30 in casa per la Juve contro il Benfica. Ci siamo noi di Prime, quindi la seguiamo insieme.

Vi invito ad esserci perché, tra l’altro, sarà un prepartita dalle 19:30 molto ricco, non solo di talent, ma di vari movimenti, diciamo così, per lo Juventus Stadium, e quindi, insomma, vi invito ad esserci col Benfica di Mourinho. Poi, è inutile dire Spalletti contro Mourinho: Mourinho che è bello incavolato perché gli è andata male contro il Porto nella Coppa di Portogallo, è distante in classifica dal Porto anche nel campionato portoghese, quindi l’effetto Mourinho non è che si sia visto tantissimo fino a questo momento, fermo restando che non partiva favorito neanche con il Napoli di Conte nell’ultima di Champions che abbiamo sempre vissuto insieme su Prime. Eppure, se vi ricordate, di riffa o di raffa Mourinho è riuscito a dire la sua, quindi mai sottovalutare anche un Benfica, diciamo così, che non vive il suo miglior momento, perché lo sappiamo: Mou lo scherzetto può sempre fartelo. Tornando a Spalletti, dicevo: “Concentriamoci sulle prossime partite”, ha detto, “la prima sarà appunto mercoledì con il Benfica”. Poi però si capiva che aveva proprio voglia di intervenire su una frase che era stata detta sulle rondini che non fanno primavera proprio in relazione a David, cioè: “Ah, che bello, vedi che ha trovato…”, sembrava, no?, che con la fiducia rinnovata a David – ed è stato anche bravo, secondo me, da quel punto di vista Spalletti a rinnovargli la fiducia dopo che aveva sbagliato il rigore – quando segna, quell’abbraccio… sembrava che tutto, come dire, anche dal punto di vista dell’attacco, per quel periodo lì avesse ritrovato la sua dimensione, che tutti i tasselli si stessero iniziando ad incastrare. Mi sembra forse anche ingeneroso dire che ora debba crollare tutto per questa sconfitta, no? E lui è lì che è andato a parare, perché ha proprio detto questo: “Ma scusate, come, una rondine non fa primavera? Allora tutte quelle che abbiamo vinto, anche segnando cinque gol, magari fino a prima di questa sera, le buttiamo nel cestino?”. Chiaramente no. Quindi è ovvio che il discorso è questo. Mi ha invece un po’ colpita, come sempre mi colpisce quando gli allenatori vanno dritti su uno o due giocatori nella critica, seppure pacata. Quello mi ha colpito quando Spalletti fa volontariamente, senza che nessuno glielo chieda, il nome di Conceicao prima e poi ci infila dentro anche Zhegrova, se state attenti. Non gli è piaciuto come Conceicao ha gestito, dall’ingresso in poi, perché dice: “Io ti metto perché ti voglio profondo lì, laterale, a spingere, a fare… mi venivi a prendere palla praticamente sulla trequarti mandando alto Kalulu”, che mi sento di dire bravissimo perché è in crescita, ma non è Cafu. E se io ti metto, Conceicao, hai determinate caratteristiche, ti metto per farti fare un determinato tipo di lavoro, no? Credo che questa sia l’interpretazione a quello che lui dice. E invece ha interpretato sostanzialmente male i movimenti, e stessa cosa più o meno su Zhegrova, anche se ovviamente aveva un compito e un ruolo diverso. Al di là del fatto che possa aver ragione – perché voglio dire, è l’allenatore, poi la partita la vediamo – non mi piace mai… cioè, non è che non mi piace, fatti suoi poi alla fine quello che vuole dire. Mi fa sempre accendere dei campanelli quando gli allenatori si presentano davanti alle telecamere e, ripeto, prendono di mira uno o due giocatori, perché è il segnale che un po’ di nervi ci sono, che qualcosa, non dico non vada, però… Io sono sempre dell’idea che non si fa, cioè tanto hai pochi minuti dopo la possibilità di chiuderti fra quattro mura e dire tutto quello che devi dire vis-à-vis con tutta la squadra ed eventualmente anche con i singoli. Quindi mi ha lasciato un po’ così, mi ha fatto capire che gli è proprio pesato il fatto che lui abbia anche provato a cambiarla in corsa dando fiducia e chiedendo determinate cose a determinati giocatori che sono entrati, e il fatto che non l’abbiano interpretata a dovere gli ha proprio dato fastidio. E quindi credo che fosse più incavolato per una questione di intenzioni, cioè di non aver visto quantomeno la voglia, la capacità di provare a fare ciò che lui aveva chiesto, dato che lui è bravissimo poi a entrare nella testa dei giocatori, a farsi apprezzare per la preparazione tattica delle partite: il numero uno, forse il numero uno o il numero due. Quella roba non gli è andata giù. Quindi anche questo lo prendo, diciamo così, come uno scivolone comunicativo, senza voler gridare al caos, al putiferio dentro lo spogliatoio: non ci penso proprio, anche perché non è utile. Non è utile. Ribadisco: è una sconfitta che arriva dopo una serie di partite ben fatte, sia dal punto di vista dei risultati che anche delle prestazioni. Cosa lascia? Lascia un buco centravanti che la Juve però si sta sbrigando a voler colmare con Matetà. Vedremo se proprio in queste ore si chiuderà l’operazione per il giocatore, attaccante del Crystal Palace. Un po’ di note anche su di lui: miglior stagione proprio con il Palace, la 23-24, che ha chiuso a quota 16 gol in Premier League. Ce n’era stata una a quota 17, ma era in Ligue 2. Dalla parte di questo giocatore ci sono sicuramente le caratteristiche, l’età – perché è proprio la classica età in cui un giocatore in teoria dovrebbe essere nel fiore, nell’apice della carriera, a 28 anni – e il fatto che abbia maturato parecchia esperienza in tanti campionati, perché ha giocato in Francia, ha giocato in Inghilterra, ha giocato anche in Germania, in Bundesliga. E poi quella fisicità davvero da centravanti: basta guardarlo per capire che ha proprio quelle caratteristiche, lui sì probabilmente per tirarsi su sulle spalle l’attacco, e il fatto che, insomma, in mano a un allenatore come Spalletti può crescere, come tanti oggettivamente sono già cresciuti anche nella Juventus, su tutti Locatelli, con il quale lui ha dimostrato – anche dalle parole nelle conferenze stampa – di avere un grande rapporto e soprattutto una grande stima tattica, tecnica per il giocatore. Comunque io credo che questa Juve in divenire abbia fisiologicamente anche bisogno di commettere alcuni passi falsi. Il campionato non t’aspetta, quindi hai sempre questo, come dire, sei sempre in questo limbo in cui hai l’urgenza dei risultati e della classifica, ma nello stesso tempo la necessità di rimettere a posto dei tasselli che in questo momento a posto non sono. E in mezzo c’è Spalletti, che dovrà essere bravo – come è – però, con la sua esperienza e con la sua capacità, a gestire il tutto senza drammi".