Luca Telese - "Gigi Riva va oltre il calcio, è il simbolo di un'Italia che dalle macerie ha raggiunto il successo"
Luca Telese, giornalista e autore di due libri sul Cagliari, è stato intervistato dal portale Tusciaweb sulla scomparsa di Gigi Riva.
Ecco un breve estratto:
Gigi Riva cosa ha rappresentato?: "È un personaggio che supera i confini del calcio. È il simbolo di un’Italia che non c’è più, fatta di ragazzi incredibili nati sotto i bombardamenti e cresciuti tra le macerie, ma che alla fine sono riusciti a vivere la stagione più felice di questo paese con il boom economico e il successo in diversi campi. Riva era un po’ l’archetipo di tutto questo”.
In che senso archetipo? "“Così come l’Italia di quegli anni era partita dalla guerra e dalla distruzione e aveva raggiunto il boom economico, allo stesso modo Riva era partito dalle fabbriche della Lombardia degli anni Sessanta per poi diventare una leggenda".
Come era il rapporto tra Riva e i cagliaritani?" : “Si costruisce nel tempo. Gigi non esplode subito ma viene comunque apprezzato, poi inizia a fare goal e viene amato. Ma mentre la borghesia sarda impazzisce per Riva, lui ha come amici principali Martino, un pescatore, e Aldo, un meccanico. Martino poi gli fa conoscere il mare e lo fa diventare un vero sardo. È lì che Gigi decide di restare in Sardegna per tutta la vita. La città di fatto lo adotta, tanto che la prima manifestazione del 68 a Cagliari non è per il lavoro o per la politica, ma proprio per Riva: la Juventus di Agnelli aveva infatti formulato un’offerta da un miliardo di lire per portarlo a Torino, ma i cagliaritani scendono in piazza al grido di “Gigi non si tocca”. In quel momento Riva capisce per la prima volta di essere diventato un mito”.
Il rapporto tra Luca Telese e Gigi Riva: “Intanto sono nato due giorni prima che il Cagliari di Riva vincesse lo scudetto. Poi un mio carissimo zio è morto a causa di un infarto mentre si trovava allo stadio durante la partita in cui Riva tornava dall’infortunio. Non solo. Sono cresciuto con questo culto e con mio nonno che dalla poltrona di casa gridava contro il terzino Norbert Hof della nazionale austriaca che aveva spezzato una gamba a Riva durante una partita. È il ragazzo partito montando le gettoniere degli ascensori e diventato leggenda. È l’Italia del boom che entra nel mondo dei grandi, diventando l’ottava potenza del mondo. Ma Gigi è sempre rimasto con i piedi per terra: mi ha raccontato che quando andava nei vari hotel del mondo, con la squadra e la nazionale, guardava sempre le pulsantiere degli ascensori per ricordarsi da dove era partito”.
