Spinelli ripercorre la sua carriera: "A Livorno cacciai Donadoni. Lucarelli e Nicola sono rimasti nel mio cuore"
Aldo Spinelli, ex presidente di Livorno e Genoa, si è raccontato al Corriere della Sera ripercorrendo la sua lunga esperienza nel calcio tra aneddoti, scelte difficili e rimpianti ancora vivi. Tra i passaggi più significativi dell’intervista, Spinelli ha ammesso di portarsi dietro soprattutto il rammarico per alcuni esoneri, soffermandosi in particolare su due tecnici a cui era legato: Franco Scoglio e Roberto Donadoni. Sul primo, l’ex patron ha motivato così la decisione, ricordando un episodio specifico legato a Cagliari: "Scoglio perché a Cagliari ha voluto far giocare Tacconi che non era allenato e gliel’avevo detto. Partita persa e l’ho lasciato a casa anche se gli ero affezionato. Donadoni perché faceva giocare uno che rovinava la squadra. Ma era un grande allenatore e una grande persona, mi sono pentito tutta la vita.
Ringrazio lui e ringrazio il ds Spartaco Landini che mi ha portato Skuhravy, Aguilera e Branco, che il Signore lo benedica". Nel corso della chiacchierata, Spinelli è tornato anche sull’addio alla presidenza del Genoa, spiegando come il rapporto con una parte della tifoseria fosse diventato sempre più logorante. Un distacco che, nelle sue parole, ha avuto un peso enorme: "Perché i tifosi chiedevano sempre di più e mi contestavano. A volte non capiscono gli sforzi che fa una società di provincia. Ho dovuto mollare, un dolore infinito, più brutto di quando ho perso mio papà, lui però lo vedevo poco. Poi ho preso il Livorno perché me l’hanno chiesto gli armatori israeliani, maledetto quel giorno: in 20 anni ci ho lasciati 61 milioni e 700 mila lire. Ma Lucarelli e Nicola mi sono rimasti nel cuore".