Vittorio Sanna: "La finale del Mondiale dimostra quanto conti il pensiero dominante"
Il giornalista Vittorio Sanna, all'indomani della finale del Mondiale vinta dalla Spagna contro l'Argentina, ha dedicato un focus al concetto di "pensiero dominante", analizzando l'approccio mentale delle due nazionali e il modo in cui questo avrebbe influenzato l'andamento della partita. Di seguito la riflessione proposta sul suo canale YouTube: "110 minuti di finale mondiale. E' capitato spesso nello scorso campionato del Cagliari, di parlare di mentalità e di pensiero dominante. Bene, secondo me la finale del Mondiale ha dimostrato per l'ennesima volta che il pensiero dominante è ciò che guida una squadra e che rischia di essere determinante nell'epilogo di una partita. Qual è stato il pensiero dominante dell'Argentina per 110 minuti? Quello di neutralizzare la Spagna. Il risultato è stato una Spagna che ha dominato il gioco, mentre l'Argentina non si è praticamente mai affacciata dalle parti della porta avversaria. La Spagna ha condotto la partita, è stata neutralizzata solo perché per 110 minuti non è riuscita a segnare. Poi, però, succede una cosa. Quando pensi esclusivamente a neutralizzare l'avversario, il massimo risultato a cui puoi ambire è lo 0-0. Ma può anche accadere di subire un gol, perché stai cedendo completamente l'iniziativa offensiva alla squadra avversaria. E quando quel gol arriva, il pensiero dominante cambia. Se per 110 minuti era stato quello di neutralizzare l'avversario, da quel momento, anche in dieci contro undici, diventa quello di valorizzare appieno le caratteristiche che hai. E proprio in quei dieci minuti costruisci, pur con l'uomo in meno, le occasioni per pareggiare la partita. Anche perché, nel frattempo, il pensiero dominante dell'altra squadra diventa quello di difendere il vantaggio acquisito.
Quando parliamo di pensiero dominante e analizziamo le partite andando a cercare nella psicologia della squadra determinate situazioni, non stiamo facendo filosofia né cercando di giustificare gli allenatori. Stiamo analizzando un fenomeno reale, perché la psicologia sociale esiste. Tutto nasce nella testa, tutto nasce nella mente. Un atteggiamento dipende da ciò che pensi, dalle tue esperienze e da come vieni preparato per una determinata partita. Se durante la settimana o alla vigilia lavori dando più importanza al neutralizzare l'avversario invece che a valorizzare il tuo gioco e a individuare i punti deboli dell'altra squadra per sfruttare le tue caratteristiche, entrerai in campo con una mentalità orientata proprio a quello. Il primo pensiero che hai è quello che hai sviluppato nei giorni precedenti. Hai preparato la partita per neutralizzare l'avversario oppure per cercare di attaccare? Da qui nasce tutta la filosofia. Chiaramente non si può sintetizzare la differenza tra Spagna e Argentina esclusivamente in questo, ma questo modo di pensare, a livello calcistico e di atteggiamento, cambia completamente il modo di stare in campo. Se entri valorizzando i tuoi giocatori, cercando di metterli al centro e di esaltarne il potenziale, probabilmente hai più possibilità di vincere rispetto a quando ti preoccupi esclusivamente di neutralizzare gli altri".
